Nonostante siano stati i viaggi e il rapporto con gli altri interns a rendere meravigliosa la mia esperienza bulgara, una parte molto importante del tutto è stata senza dubbio il lavoro.
Ripetiamolo: la squadra era composta da me (grazie), da Kaja la polacca, Alina l’ucraina e Willy di Hong Kong (perché ho imparato che non si può andare da uno di Hong Kong e dargli del cinese). Georgi era il nostro team leader e il più delle volte, il nostro interprete.
La nostra missione era insegnare le basi della lingua inglese a bambini tra i 4 e i 6 anni in due asili di Sofia.
Per raggiungere il primo prendevamo l’autobus 94 proprio davanti al dormitorio, scendevamo a European Union (Европейски съюз) e da lì sei fermate di metro fino a Han Kubrat (Хан Кубрат). La metropolitana è il luogo migliore per imparare l’alfabeto cirillico perché si ha subito una corrispondenza tra i due alfabeti e si può iniziare ad associare i suoni ai segni. Mi piaceva il tragitto European Union-Han Kubrat perché una delle stazioni di passaggio era Knyaginya Maria Luiza, cioè quella che io chiamavo molto modestamente: LA STAZIONE A ME DEDICATA.
Vi spiego. Un pomeriggio, sarà stata la prima settimana di Agosto, siamo andati in centro a Sofia per partecipare al Free Tour della città organizzato da un’associazione locale di volontari. Martin era la nostra guida ed è stato straordinario! Era sempre a tremila, parlava velocissimo e faceva un sacco di battute; cercava sempre di spiegare le cose nel modo meno noioso possibile e per questo una volta arrivati alla parte storica decise di abbandonare gli spiegoni e descrivere il tutto con un bel roleplay. Per esempio: mi serve un condottiero austriaco! E tra gli austriaci uno si offriva per interpretare il personaggio e così via.
E tra i vari ruoli poteva mancare la principessa italiana? E quante altre italiane c’erano nel gruppo? Esatto.
Finii quindi ad interpretare Maria Luiza, sposai Archi Mister Dick (era un principe tedesco o qualcosa del genere) e da quel momento mi sentii in diritto di chiamare mia quella stazione della metro.
Comunque Martin era così straordinario che una quindicina di minuti dopo la fine del tour ci è letteralmente corso dietro perché si era dimenticato di dare a Sherman (e poi a tutti noi) la caramella alla menta, come aveva promesso. Martin ne dava una a chi indovinava qualcosa o rispondeva bene ad una domanda e quindi Sherman, uno dei più potenti smartass che abbia mai conosciuto (con affetto!), ne DOVEVA avere una. Martin se ne è subito accorto e sottovoce mi ha detto “prometto che alla fine gliene do una comunque”.

Archi - Willy - Sherman - MARTIN - Sandra - Alina - Kaya

Archi – Willy – Sherman – MARTIN – Sandra – Alina – Kaja

Ma sto divagando, torniamo al primo asilo. Era piccolino e molto allegro, la direttrice ci adorava e ci faceva sempre trovare pronta un’enorme caraffa piena di buonissimo tè al limone. Era così buono che a volte era ciò che ci spingeva giù dal letto al mattino, dopo due ore e mezzo di sonno o anche meno.
In questo asilo insegnavamo nella piccola aula musica e avevamo due gruppi, composti circa da una ventina di bambini. Il primo gruppo di questo asilo è stato il mio preferito in assoluto! Lo so che non si dovrebbe avere preferiti e che i bambini sotto tutti belli eccetera però sì, era il mio preferito. Era quello con più entusiasmo e che imparava di più. E poi in questo gruppo c’era Viki, my favourite little girl e Svetlo, my favourite little boy (vale il discorso sopra). Erano troppo adorabili per non amarli!
Viki era sinceramente appassionata all’inglese, ha imparato così tanto in sole poche settimane! L’ultimo giorno, l’ho coccolata mentre piangeva e mi ha detto “I miss you. I love you.” Mi sono un po’ sciolta dentro.

la mia Viki

la mia Viki

e Svetlo, un bambino di origina indiana con un nome bulgaro che rimanda al colore bianco

e Svetlo, un bambino di origina indiana con un nome bulgaro che rimanda al colore bianco

Lezione tipo nel Kindergarten number one!

Lezione tipo nel Kindergarten number one!

Per arrivare al secondo asilo invece prendevamo l’autobus 280, la metro alla stazione di G.M. Dimitrov (Г.М.Димитров), una sola fermata e scendevamo a Joliot Curie (Жолио Кюри). Questo asilo era enorme! Veramente veramente grande e con bambini ovunque (ma tu guarda!). Qui i gruppi a cui insegnare erano tre. Il primo era quello più difficile. Era davvero dura attirare e mantenere la loro attenzione, anche le cose più semplici come il gioco delle sedie musicali diventava un’impresa titanica! Era un peccato però, perché anche questi bambini riuscivano ad essere adorabili, specialmente il piccolo Georgi.
Il secondo era il gruppo dei bambini più grandi, tutti intorno ai sei anni. Con l’inglese non andavano fortissimo ma almeno potevamo fare i giochi un po’ più complicati dato che erano in grado di correre senza troppo perdere l’equilibrio.
Due di loro, Alex e Philip, si contendevano la mia mano. Urlavano: GIADA MIAAAA! e quasi litigavano! Uno di loro mi ha detto che avrebbe speso 9000 Lev (NOVEMILA LEV!!!) per comprare una casa dove vivere insieme!
Il terzo gruppo era quello che faceva battere di più il cuore perché era quello delle bimbe carine con i boccoli.
NESSUNO È IMMUNE ALLE BIMBE CON I BOCCOLI, VE LO DICO IO!

una lezione tipo: Willy al portatile e io che cerco di capire perché i bambini di spogliano

una lezione tipo nel secondo asilo: tutti per terra, Willy al portatile e io che cerco di capire perché i bambini si spogliano

La cosa che più di tutte mi ha stupito è stato proprio il mio rapporto con i bambini.
Non ho fratelli piccoli o cuginetti e se togliamo l’aver fatto l’animatrice all’oratorio feriale un’estate di sei anni fa non avevo nemmeno un minimo di esperienza. Non sapevo come avrei reagito alla loro presenza, gli sarei piaciuta? Mi avrebbero odiata a morte?
È incredibile quanto puoi fare per loro e quanto puoi insegnargli semplicemente mettendoti al loro livello: gioca, balla, canta, siediti per terra, fa quello che fanno loro senza sentirti stupido e li conquisterai.
Non capivo quasi niente di quello che mi dicevano ma ci facevamo lo stesso delle enormi risate! Solo perché ridevo con loro, e ascoltavo.
(facevo finta occhei, ma c’hanno cinque anni).
È stato difficile all’inizio, anzi difficilissimo. Quando entravamo in una stanza scendeva il gelo. Leggevi sulle loro facce “ma questi chi sono? che vogliono?” col tempo li abbiamo visti lentamente sciogliersi alle nostra presenza finché il nostro ingresso suonava più o meno così: WILLY! GIADA! WILLYYYYYY! GIAAAAADA!!!
La prima volta che una di loro mi ha abbracciata, non ci potevo credere.
È un traguardo enorme, l’aver raggiunto una connessione. In questo modo loro imparano e assorbono e magari ora non tutti sono in grado di ripetere l’alfabeto o i numeri fino a 10 o gli animali o le emozioni (anche se li abbiamo spiegati un milione di volte) ma sono sicura che l’argomento è latente nella loro testa e un giorno, quando faranno inglese a scuola, tutto questo ritornerà e si sentiranno più sicuri.

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Quella delle Maschere di Venezia è una storia che mi piace tanto raccontare, perché mi rende molto orgogliosa. Era il giorno in cui era il mio turno tenere la presentazione sul mio paese d’origine e tra le slides ne avevo inserita una sul Carnevale, con tanto di foto dei costumi e delle maschere. Avevo portato con me anche una piccola maschera regalatami da una mia amica che studia là (ciao Mira!) e l’ho fatta passare di mano in mano tra lo stupore di tutti, specialmente delle bambine. La settimana dopo due di loro, Nicoletta e Ioana, vengono verso di me con una maschera fatta di cartone, colorata da loro, arricchita con tantissimi dettagli e addirittura un elastico dietro per tenerla sulla faccia.
Ero senza parole. È stato proprio vedere l’impatto che puoi avere su una persona con dei piccoli gesti.
E niente,  è tutto bellissimo.

la piccola Alexa è la più grande e pericolosa rubacuori che abbia mai incontrato

la piccola Alexa è la più grande e pericolosa rubacuori che abbia mai incontrato

Jerry, il bambino più adorabile del mondo e quella è la mia gonna, mi stava abbracciando

Jerry, il bambino cinese più adorabile del mondo e quella è la mia gonna, mi stava abbracciando

il nostro Georgi e il piccolo Georgi

il nostro Georgi e il piccolo Georgi

un'altra rubacuori potente, la piccola Maya

un’altra rubacuori potente, la piccola Maya

lei è una storia meravigliosa. Ha passato tre settimane col muso senza parlare nè giocare con noi, poi si è aperta e ha finalmente capito quando siamo awesome. Ora ci ama

lei è una storia meravigliosa. Ha passato tre settimane col muso senza parlare nè giocare con noi, poi si è aperta e ha finalmente capito quando siamo awesome. Ora ci ama

E per chidere un grazie ad Ivan che molte volte è venuto a lavoro con noi.
Non era assolutamente parte dei suoi compiti ma ci veniva perché adora quello che fa. Sei stato il miglior compagno di Head Shoulders Knees and Toes che potessi desiderare.

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Come ho già accennato, avevamo un altro viaggio in programma.
Saremmo stati in sette. Io, Alina, Willy e Kaja potevamo viaggiare tranquilli perché dovevamo ancora iniziare a lavorare mentre Sherman, Monu e Kep sono potuti venire in quanto il loro progetto si era già concluso. Sono le loro ultime due settimane qui. Da programma sarebbe dovuto venire anche il nuovo intern tedesco, Archi (o Mister Dick, come ci era stato annunciato, dato il suo fantastico cognome) ma all’ultimo ha dovuto rinunciare.

Siamo partiti il giovedì mattina prestissimo. Saranno state le cinque, era ancora buio e faceva freddo.
In tre ore di treno siamo arrivati a Plovdiv.
Ad aspettarci c’era una ragazza del comitato locale che ci ha portati in giro a visitare la città.
È davvero bellissima. Il centro, il verde, le rovine, i negozi di tipicità bulgare, ovunque si respirava vero folklore.
Non come a Sofia.

Kep - Alina - Kaja / Willy - Monu - Sherman

Kep – Alina – Kaja / Willy – Monu – Sherman

La sera siamo stati in centro e per le vie principali delle luci erano incastonate nel pavimento dando al tutto un’atmosfera morbidissima e molto suggestiva. Abbiamo camminato per le vie, ci siamo fermati in un parchetto dedicato esclusivamente al gioco degli scacchi, abbiamo ballato canzoni tipiche indiane e abbiamo riso, riso un sacco.
Per la notte ci siamo sistemati nel dormitorio universitario e su una panchina al di fuori ho avuto la conversazione più bella da quando sono arrivata qui. È una cosa un po’ personale, diciamo solo che quella serata sarà sempre molto speciale per me.

Inoltre qui è stata scattata questa foto di cui sono follemente innamorata.

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Grazie Plovdiv.

La mattina seguente altra sveglia all’alba per raggiungere la ridente cittadina di Asenovgrad. È una località di montagna e quindi abbiamo passato la mattinata a camminare in salita per raggiungere la vetta, lungo tutta la via che porta alla fortezza. È una di quelle cose dure, faticose (specialmente con tutti i nostri bagagli addosso) ma che danno un sacco di soddisfazioni.
È una fatica bella.
La vista era mozzafiato: montagne e alberi ovunque, più la città in lontananza. Ci siamo diverti a camminare, ascoltare musica, parlare e scattare foto.
Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di arrivare in cima; diciamo che ci siamo un po’ sopravvalutati. Nella realtà non avremmo mai potuto arrivare alla fortezza e tornare indietro a piedi in tempo da permettere a Kep di riprendere il treno per Sofia. Eh sì, Kep non proseguirà con noi il viaggio, tornerà al dormitorio, farà i bagagli e poi dritta in Corea.
Ammetto di averla conosciuta molto poco ma posso dire con certezza che è una di quelle persone silenziose, poco in your face e delicate che una come me non può non adorare. Buona fortuna per tutto Kep, e grazie mille per quell’astuccio rosso coreano che mi hai regalato. È bellissimo.

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Asenovgrad

Dopo aver salutato Kep siamo rimasti in stazione per circa un’ora e mezza, aspettando di prendere il treno per la destinazione successiva. Siamo arrivati a Veliko Tarnovo nel tardo pomeriggio e ad attenderci in stazione abbiamo trovato Stefan, ragazzo molto particolare con lo strano tatuaggio di un teschio sull’avambraccio che tutte le ragazze hanno trovato delizioso.  Non abbiamo girato molto, siamo subito andanti in stanza, nell’alberghetto carinissimo ma davvero economico che avevamo prenotato e siamo subito usciti per la serata. Abbiamo conosciuto un gruppetto di sei o sette ragazze (tra cui ho facilmente scelto la mia preferita, Zuza), tutte interns del comitato di Veliko Tarnovo, e Stefan ci ha portati al karaoke.
Prima d’ora non avevo mai, ma proprio mai, messo piede in un posto in cui quella parola con la k venisse anche solo pronunciata e quindi ero confident che una volta dentro mi sarei goduta le esibizioni degli altri, fatto due risate e sarebbe finita lì.
E invece, il Bulgaria Effect ha colpito ancora.
È solo che vedere Stefan e Sherman lasciarsi andare completamente e stonare e ridere e far divertire è stato per me fatale.
È partita With A Little Help  From My Friends e a Stefan serviva un partner.
Io sapevo tutte le parole.
È stata una cosa molto naturale. E divertente, divertente da morire. Mi è partito uno di quei momenti chissenefrega che mi hanno fatto smettere di pensare per una volta tanto e mi hanno fatto godere il momento.
Con mia sorpresa, la risposta è stata piuttosto buona!

Abbiamo passato a Veliko Tarnovo anche tutta la giornata successiva e non ho parole per dire quanto sia bella.
È ufficialmente la cittadina più bella che abbia mai visitato in Bulgaria.
È uno di quei posti che hanno solo discese e salite, boschi e rovine da tutte le parti e ovunque ti giri c’è una vista spettacolare. È molto difficile da descrivere perché non è tanto il posto in quanto tale è più la sensazione che hai quando cammini per le sue strade che ti colpisce, è l’aria che si respira.
Mi sentivo veramente in Bulgaria e questa è una percezione che invece a Sofia non ho mai avuto.
Sofia è carina ma sembra continuamente che stia recitando. Fa la moderna con la sua metropolitana e i servizi innovativi ma è come una ragazza che si riempie di trucco e si dimentica la personalità a casa.

Veliko Tarnovo

Veliko Tarnovo

La nostra guida per la giornata è stata Grigor, un tipo silenzioso ma gentile, amante della corsa. È stato l’allievo migliore quando ad un certo punto mi sono messa ad insegnare a tutti la cup song.
Nella camera 428 avevamo suonato la cup song per la prima volta qualche giorno prima della partenza. Kaja la conosceva già (più o meno) e Sherman l’ha imparata in qualcosa come sette minuti.
Quel pomeriggio a Veliko Tarnovo è andata così: eravamo a bere qualcosa in un posticino su un terrazza (vista paurosa!) quando dal nulla Kaja inizia ad urlare: “Giada! Look at the monitor, it’s the cup song!!!”
Sherman si è preso un sacco bene, è andato a rubare dei bicchieri di plastica e mi ha costretto a cantare davanti a tutti.
È stato meno difficile del previsto farmi sentire ancora dalle persone, immagino che una volta che inizi… #bulgariaeffect
Ad ogni modo si è scatenato l’entusiasmo generale e abbiamo iniziato a mostrare le mosse all’intero tavolo.
È stato un bel momento!
Dopo una serata incredibile allo Spider club siamo dovuti tornare a Sofia e lasciare tutte le persone che abbiamo conosciuto.

Era proprio ora di tornare, non c’era più tempo di viaggiare.
Ora si deve lavorare!!!

Siamo tornati da Burgas alle sei del mattino, eravamo tutti stanchi ma almeno facevo parte del gruppo dei fortunati: il mio progetto non era ancora iniziato e quindi non dovevo andare a lavoro.

Quel lunedì è stata una giornata molto speciale per me: è arriva Alina.
Lei è la misteriosa ucraina, il quarto elemento del team.
È arrivata giusto in tempo per il nostro primo group meeting. Abbiamo parlato di cosa ci aspetterà durante il lavoro e abbiamo definito i ruoli per la prima settimana. La mattina sarà divisa in quattro momenti: l’introduzione, la presentazione sul proprio paese d’origine, la lezione e i giochi. Io dovrò occuparmi della lezione, primo topic: THE ENGLISH ALPHABET!

La sera stessa siamo andati in giro per locali a Studentski Grad. Era la prima volta sia per me che per Alina e abbiamo subito legato. Dopo i primi cinque minuti insieme abbiamo iniziato a parlare di youtubers, dolci e telefilm.
L’ho convinta ad unirsi a noi per il mini tour bulgaro che Georgi stava organizzando per noi.
Per quanto riguarda la serata..ecco, magari scegliere un lunedì per una club night non è stata proprio una grande idea. È stata la desolazione ma in fondo da una Student City in piena estate dovevamo anche aspettarcelo.
Ma credetemi, in qualche modo si riesce sempre a trarne qualcosa di indimenticabile e possono sempre succedere cose che sconvolgono tutto e ti fanno ricordare ogni particolare.

La sera successiva ho partecipato alla mia prima festa da dormitorio. In pratica si spostano i mobili, spengono le luci, si riempie la stanza di Rakia e si mette la musica a tutto volume. Non so da dove venga questo clima di tolleranza, ma anche con la musica a palla alle quattro del mattino (dalle canzoni indiane al rap bulgaro) nessuno è mai venuto a lamentarsi. Al massimo qualcuno si aggiunge ma che qualcuno venga a bussarti alla porta o ti batta sul soffitto con la scopa, mai.

Era il Thank You Party di Dominika.
È stato divertente sopra ogni dire! Nori e Sandra sono nate per fare le party animals e vedere i ragazzi indiani ballare credo sia lo spettacolo più bello a cui abbia mai assistito. C’è chi è più bravo, altri magari sono un po’ più di legno (scusa, Monu) ma nel momento in cui parte una canzone, meglio se proveniente dalla regione Punjab, a nessuno importa più di niente, tutti ballano la stessa coreografia e tutto ciò che hai davanti agli occhi è semplicemente pura gioia.
Vi assicuro, se da qualche parte (e credetemi, l’ho visto ballare praticamente ovunque) Sherman inizia a muoversi, avrà la vostra attenzione come se fosse l’unica persona nella stanza.

Per quanto riguarda Dominika, bè, mi mancherà un sacco: è bellissima, è adorabile, è gentile ma allo stesso tempo sa divertirsi e ballare come se avesse nessun altro intorno.
Ricordo la prima sera, il modo in cui parlava con me come se fossi lì da sempre e mi ha fatta sentire accettata. E poi a Burgas, quei due giorni passati sempre a contatto, le avrò scattato un milione di fotografie in riva al mare ma non ne aveva mai abbastanza e poi quando ha cercato di intrufolarsi al festival e poi quando vedendomi tremante mi ha lasciato la sua coperta e poi quando mi ha abbracciata dopo aver letto la mia goodbye letter e poi..

Tutto è iniziato il 25 luglio.
No anzi, è meglio dire che tutto è davvero iniziato il 9 maggio.
O forse no, forse dobbiamo andare ancora più indietro: tutto è iniziato l’estate scorsa.

Non credo importi comunque; può essere iniziata la prima volta che ho sentito parlare di AIESEC oppure il giorno in cui ho fatto il colloquio per essere ammessa al programma oppure quando ho saputo di essere stata accettata oppure ancora il giorno in cui sono finalmente partita dopo un mese di faticosissimo e sfortunato matching.

Ora sono qui. A Sofia, Bulgaria.

Le prime persone che ho incontrato qui sono state Georgi e Monu.
Sono venuti a prendermi in aeroporto.
Georgi è bulgaro, è il ragazzo che mi ha fatto l’intervista ed è quello che mi ha “venduto” al comitato affinché scegliessero me e non qualcuno degli altri che erano in lista per l’ultimo posto libero.
Sarà il mio team leader nel progetto WORLD PLAYGROUND che consiste nel dare lezioni di inglese ai bambini di due Kindergarten qui a Sofia.
Monu, invece, è indiano. La prima cosa che ho notato di lui è stata senza dubbio la gentilezza. Appena mi ha vista mi ha tolto di dosso la mia pesantissima borsa del portatile e non ha voluto restituirmela che al dormitorio, dopo un’ora abbondante.

Questa è la storia dietro la sua presenza in aeroporto:
Georgi: I have to go and get the new EP at the airport
Monu: boy or girl?
Georgi: girl
Monu: ok, I’m coming with you

Il dormitorio si trova a Studentski Grad, block 23A.
L’accomodation qui è più di quanto speravo di trovare. Non è perfetta ma mi aspettavo qualcosa di tremendo e invece è tutto sommato carina. Le mie compagne di stanza del quarto piano erano fuori e ho dovuto aspettarle al quinto piano. Nell’attesa ho iniziato a conoscere gli altri interns:
Dominika, Polonia.
Kep, South Korea.
Nori, Ungheria.
Ariadna, Messico.
Vasil, Bulgaria.
Georgi (2), Bulgaria.
Willy, Hong Kong.
e Sherman, India.

Quando sono arrivata erano tutti nel mezzo dei preparativi per il fine settimana.
È l’ultimo weekend in Bulgaria di Dominika e bisogna per forza fare qualcosa di speciale: lei ha scelto di andare al mare, a Burgas. Mi hanno subito chiesto di unirmi. La prima reazione che ho avuto nella mia testa è stata: no no, ma siamo matti, ma chi vi conosce, due giorni fuori con sconosciuti ma che io? No.
Poi ho aperto la bocca e ho detto sì.
Questo è quello che chiamo il Bulgaria Effect.

Un’ora più tardi sono tornate le mie compagne di stanza: Sandra, Slovacchia e Kaja, Polonia.
Sandra è qui da circa tre settimane mentre Kaja solo da pochi giorni. Insieme a Willy e ad una misteriosa ucraina di cui non si sa ancora niente faremo parte dello stesso team e insegneremo insieme.

La sera in cui sono arrivata era l’ultima a Sofia di Ariadna. Nonostante ci abbia passato solo poche ore, avrò sempre un bellissimo ricordo di lei. Appena ha saputo che sono italiana le si è illuminato il viso e ha iniziato a parlarmi in spagnolo.
Non so per quale magia (non ho mai studiato quella lingua in vita mia) capivo tutto quello che diceva, le rispondevo in italiano e lei capiva. Era felicissima di avere un “compagno di lingua” come lo ha definito lei.
Era triste perché tutti ne avevano avuto uno tranne lei però, almeno per la sua ultima sera, sono arrivata io. Che cosa adorabile.

Abbiamo passato la serata in tre posti diversi e dopo sole poche ero ero felicissima della decisione presa di partire con loro. Non che sentissi di conoscerli già, figuriamoci, solo mi sentivo meno spaventata.

Il giorno dopo ho avuto il primo contatto con la città: Sherman ha portato me, Kaja e Willy (gli ultimi arrivati) a visitare il centro di Sofia. Non avendo avuto tempo di documentarmi bene non avevo idea di cosa aspettarmi ma comunque sia non sono stata delusa. Sofia è una città carinissima, più moderna di quanto pensavo e con un sacco, sacchissimo di verde. Sono stata incuriosita dalla quantità di stili visibili nelle costruzioni e dalla protesta che, iniziata ormai da mesi, va ancora avanti davanti al parlamento.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuella stessa sera siamo partiti per Burgas. Abbiamo preso i biglietti per il treno notturno, per sopportare meglio le dieci ore di viaggio. Li abbiamo presi troppo tardi e quindi i posti erano tutti occupati. Nessun problema, in Bulgaria quando i posti finiscono puoi sempre comprare il biglietto, pagarlo 50 centesimi in meno e passare il viaggio in piedi in corridoio.

Ecco quello che ci aspettava. Eravamo un po’ spaventati all’idea ma ci facevamo forza l’un l’altro guardandoci intensamente e sussurando: LIFE EXPERIENCE! Le prime ore non sono state così male: ce ne stavamo in piedi con la faccia fuori dal finestrino a prenderci un po’ d’aria fresca dopo una torrida giornata.
Willy era incantato dalle stelle, sembrava un bambino. Diceva che Hong Kong è sempre così piena di luci che è impossibile vederle. Credo abbia tenuto la testa su per ore. Poi si è addormentato in piedi.
Tra chiacchiere senza senso, conversazioni con sconosciuti ubriachi e fugaci dormite accovacciati per terra, ce l’abbiamo fatta. Nove del mattino: Burgas.
Abbiamo passato l’intera giornata in spiaggia, faceva caldissimo e nonostante la protezione 50 plus baby il sole mi ha bruciato la pelle. Ho conosciuto altre tre ragazze, provenienti da un altro comitato bulgaro: Tina e Alina, Ucraina e Rachel, Hong Kong.

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Rachel-Willy-Sherman-Tina-Kaja-Nori-Sandra-Georgi-Alina-Monu-Dominika

Il tema del weekend era: the cheapest life experience ever e per questo non abbiamo prenotato da nessuna parte per la notte.
Siamo partiti preparati con coperte e lenzuola e abbiamo passato la notte sulla spiaggia. Mai nella vita avrei immaginato che avrei fatto una cosa del genere e di certo non durante la mia terza notte in Bulgaria ma è successo ed è una cosa di cui vado fierissima.

È stato divertente all’inizio; eravamo tutti iperattivi, guardavamo il mare parlando di tutto e ridendo tantissimo. Il dormire è stato un po’ meno piacevole. Nonostante fosse luglio verso le quattro del mattino ha iniziato a fare freddo, ma così tanto freddo che non riuscivo a smettere di tremare. L’alba è arrivata come un regalo di natale. Tutta rosa e arancione ha iniziato a scongelarci i muscoli e ha ridarci il buon umore. Ci siamo separati, io sono rimasta tutto il secondo giorno a Burgas con Dominika, Monu, Kaja, Willy e Georgi. Lazy day sdraiati sull’erba a prenderci un po’ di fresco. Li ho conosciuto un po’ meglio e ho potuto confermare la buona prima impressione che mi ero fatta. Lo so che suona troppo troppo cheesy ma li adoro tutti.

Alle nove di sera abbiamo preso il treno di ritorno e fortunatamente questa volta avevamo prenotato i posti.
Nessuno ha parlato per dieci ore, abbiamo tutti dormito profondamente come se ci trovassimo sul letto più comodo del mondo. Siamo arrivati a Sofia verso le sei del mattino, un’altra alba rosa.

Quattro giorni. Quattro giorni in Bulgaria e già mi sento parte di tutto.
Del gruppo, della città, dell’atmosfera.
Già amo stare qui.

Aggiornare il mio calendario è una cosa che proprio mi piace tanto.
Specialmente se posso usare un sacco di colori.

Quindi, come primo Giovedì Giada di marzo, ripercorriamo il mio Febbraio!
Dai! Su! Entusiamo!!!

2 Febbraio – Ho dato la seconda parte di Scienze delle Finanze, esame con un coefficiente di panico piuttosto basso, per lo più scritto, che sono riuscita a fare direi bene e di cui sono felice quindi yay!
La sera stessa sono andata a fare la bigliettaia alla partita di basket
Cantù – Maccabi. Bigliettare è una cosa che faccio già da qualche mese e in genere è un lavoro molto noioso perché si è venuto tutto in prevendita e non c’è niente da fare ma questa è stata la serata più divertente di tutte dato che c’era un sacco di gente che parlava soltanto ebraico e capirsi era un’impresa! Inoltre il capo della sicurezza del Maccabi era scemissimo! Ha tamponato con una cinquecento a noleggio il pullman su cui viaggiava la squadra facendo un botto della miseria e disseminando il terrore tra i giocatori che pensavano di essere vittime di un attentato. Hilarious!

Segue uno sbilenco conto alla rovescia

15 Febbraio – Eccolo, l’evento nero, il neo sul mio bel febbraio allegro.
L’esame dal coefficiente di panico più alto del mondo di cui ho tristemente dovuto rifiutare il voto…perché sì.
Ci sono due reazioni a questo: 1) che ambiziosa! 2) che menosa!
Non penso di essere nessuna delle due: sono semplicemente rimasta delusa dalla mia incapacità di esporre per bene le cose che in fondo sapevo e dato che io la parlata ce l’ho mi è girato tantissimo e ho preso la decisione che ho preso.
Ci vediamo il 2 maggio, Privato e se riesci, vedi di morire prima di quella data.

20 Febbraio – ultimo esame del semestre dal coefficiente di ansia medio, diminuito dal fatto che avevo alle spalle il bel voto del parziale.
Peccato solo che in lista fossi la 176esima, il che mi ha portato ad aspettare per tre ore e mezza un esame che è poi durato meno di cinque minuti e in cui non ho nemmeno potuto dire l’espressione più bella che il libro contenesse.
Ditemi voi se Interdictum de Superficiebus non sa troppo di magia nera!

24 Febbraio – Serata con i miei vecchi compagni di scuola!
Molti si potrebbero chiedere “perché?” ma la risposta è presto detta: stranamente siamo sempre andati un sacco d’accordo e quindi anche se sono passati solo sei mesi avevamo troppa voglia di rivederci!
Certo, alcune tensioni c’erano: tra gente che stava insieme e si è lasciata e gente che stava insieme di nascosto (per dirla in bel modo) e adesso non più. Ci si è comportati in perfetto stile Wisteria Lane: fai finta di niente e raccontami del tuo nuovo lavoro OMG!
Per una che non ha mai avuto problemi con nessuno e tanto meno scottanti segreti da nascondere, è stata una bella serata.

25 Febbraio – EVENTO RE DEL FEBBRAIO, ANZI DELLA STAGIONE!!!
Non sto esagerando, avere la possibilità di passare una giornata con due dei Rangers è stata tra le migliori cose di sempre. Peccato solo per quello sstupido carnevale ambrosiano che inizia dopo e che dissemina Milano di bambini armati di coriandoli e stelle filanti. (scherzo, i coriandoli sono carini)
L’anno prossimo tornerò con le mie bolle di sapone e vedremo (scherzo, col cazzo che ci ritorno!). Ci sarebbero così tante cose da scrivere a riguardo che non ne scrivo nessuna e mi limito a dire che una Power Reunion è da ripetere asap e basta.

26 Febbraio – Segno questo evento sul calendario solo perché ogni anno mi riprometto di guardare tutti i film candidati come Best Picture prima della cerimonia e puntualmente non ci riesco mai. Nemmeno quest’anno come possiamo vedere dall’allegato # 2, il post-it giallo.

28 Febbraio – Riprendono le lezioni. Questo semestre ho quattro corsi: diritto costituzionale, storia del diritto medievale e moderno, filosofia del diritto e diritto privato modulo B.
Proprio oggi è venuta ad inaugurare il corso di Costituzionale quella che avrebbe dovuto tenerlo se non fosse stata nominata giudice della Corte Costituzionale! Che bella cosa! *occhi a cuore*

Questo il mio febbraio, spero in un Marzo in salita con lo spirito che hanno i salmoni nel risalire la corrente. Starò attenta agli orsi, lo giuro.

Allegato #1 – Una delle mie frasi preferite che proviene da una canzone dei già innumerevolmente citati Noah and the Whale.
L’ho scritta sul post-it verde un sacco di tempo fa e continuo a staccarlo e attaccarlo man mano che passano i mesi perché rappresenta proprio un concetto che adoro: il desiderio di essere presi per mano non fa di noi persone deboli o fragili.

Allegato #3 – Memo di un concerto a cui vorrei andare ma ancora non lo so.
Viene a suonare a Milano Tyler Ward (uno youtuber americano che seguo da almeno un anno e mezzo, da quando ha pubblicato la cover di Slow Dancing in a Burning Room)

Update dell’ultima ora: data la diversa struttura della mia settimana, questo semestre la giornata coda-di-cavallo verrà spostata da mercoledì al giovedì.
Come aggiungere del fantastico al fantastico.

Comprendo il disappunto generale; sembrano passati mesi dall’annuncio della seconda posizione. Però i tappeti elastici e i trampolini che ho fatto installare negli angoli vi sono serviti a passare il tempo, sì? Bene.

Adesso basta saltare, ricomponiamoci, rimettiamo la camicia dentro i pantaloni e aggiustiamoci il rossetto perché il momento è finalmente giunto!
Non ho intenzione di tenere un lungo e finto discorso su quanto sia stato difficile scegliere la prima posizione e su quanto abbia sofferto nel dover premiare uno invece di un altro anche se sono stati tutti bravi, no.
La verità è che soltanto un evento merita questa posizione.
Ancora una volta non mi dilungo troppo nella presentazione perché avete già aspettato abbastanza e poi devo ammettere che è difficile trovare le parole giuste. Sapete, quando un evento è così atteso si teme di non riuscire a fargli giustizia e tutto ciò che viene in mente sembra.. come dire? Inadeguato.
Però non bisogna farsi prendere dalla negatività, come disse un saggio: “il mondo deve sapere, questa storia è talmente importante che sarà tramandata di generazione in generazione”
E noi siamo qui proprio per questo. Senza ulteriori indugi vi presento:

~ Fire Cannot Kill a Cat ~

 

 – Questa è la Nika. È nata quindici anni fa nelle ridenti lande della Basilicata da madre di razza persiana e dal primo bastardo che passava. Ci è stata gentilmente donata e da allora riveste un ruolo fondamentale nella vita di tutti noi.
Naturalmente abbiamo dovuto cambiare tante delle nostre abitudini una volta entrata a far parte della famiglia, come la divisione dei letti, i turni di apertura del portone per farLa uscire in giardino e ovviamente l’organizzazione delle vacanze estive.
Un’estate abbiamo trovato una pensione per animali carinissima gestita dal nostro veterinario dove L’abbiamo lasciata per un paio di settimane mentre noi eravamo via. Si è trovata bene e non si è ammalata ma, inutile dirlo, Le siamo mancati un sacco.

Siamo andati a prenderLa il giorno stesso del nostro ritorno, il giorno in cui era anche venuto a casa un numero imprecisato di parenti e amici per vedere foto e scambiarsi aneddoti. Ci eravamo disposti in soggiorno e la Nika andava un po’ da tutti per prendersi le attenzioni e le coccole che non aveva ricevuto nella pensione.
Poi restò ad ascoltarci, seduta composta come solo Lei sa fare.
E fu in quel momento che qualcuno notò qualcosa di curioso e disse:
“Guardateci! Siamo tutti in cerchio e Nika è al centro!”
Al che qualcun altro rispose “È vero, sembriamo intorno ad un falò!”

Non lo avesse mai detto.

A queste parole qualcosa scattò nel cervello di mio padre e spinto dal suo famigerato umorismo che non fa ridere prese un accendino e mimò l’atto di darle fuoco. Solo che la fiamma si era accesa davvero e la Nika era viva e quindi scodinzolante…finì che la coda della bestia prese fuoco.
La Nika però non sentì dolore, non per le fiamme almeno, cominciò a sentirlo quando mio padre iniziò a prenderLa a schiaffoni sulla coda per spegnere l’incendio. Il tutto durò meno di dieci secondi ma ridemmo per una giornata e quel giorno abbiamo finalmente capito perché ce l’avevano regalata…altro che pelliccia vera, da come bruciava, si vedeva che è tutta poliestere. –

Con questo la premiazione è davvero finita, spero sia stata una piacevole serata e ringrazio tutti per essere venuti. Difficile trovare parole di congedo e quindi vi lascio con un piccolo bonus, come scusa per avervi fatto tanto aspettare.
Questo video risale a quando facevo ginnastica artistica da bambina, avevo all’incirca otto anni e la palestra che frequentavo organizzava un saggio ogni maggio per far vedere ai genitori i progressi fatti (nel mio caso nessuno ma fa niente). Non ho intenzione di darvi delle direttive per riconoscermi in quanto siamo tutte vestite da pantere rosa che ballano su WannaBe delle Spice Girls. Probabilmente mi riconoscerete comunque ma mi piace pensare di aver mantenuto un minimo di dignità.

Da quello che vedo avete tutti apprezzato l’abbeveratoio, cosa che mi fa molto piacere; adesso però vi devo richiedere l’attenzione per l’annuncio della seconda posizione degli eventi della vita.
Direi di non perderci troppo in presentazioni, dato che la vicenda è abbastanza lunga e ricca di avvenimenti.
Senza alcun indugio, che parta la clip “L’acquario degli orrori“.

“Un tempo, una famiglia normale decise di permettere alle bambine di casa di avere un acquario anche se nessuno avrebbe mai potuto prevedere le terribili e sanguinose vicende che si sarebbero succedute.

Tutto iniziò con l’acquisto di due anfore carinissime, una bassa e molto aperta, l’altra stretta stretta e lunga che vennero posizionate di sbieco dentro i sassolini colorati del fondale. I primi inquilini furono tre pesci rossi: uno era un pesce rosso tradizionale chiamato, me lo ricordo ancora, Napoleone, uno rosso ma con qualche macchiolina bianca e l’altro rosso con sfumature nere i cui nomi sono purtroppo ignoti. Per comodità chiameremo questo primo gruppo La Cricca.
La Cricca visse felice e serena finché il problema della pulizia non si fece sentire e, nel timore di un’ispezione dell’ufficio di igiene, venne assunto uno speciale operatore ecologico: il pesce pulitore Sushi.
Sushi iniziò diligentemente a fare il suo lavoro ma si sentiva nell’acqua che qualcosa non andava bene…Sushi venne trovato morto nell’anfora lunga e stretta due giorni dopo il suo arrivo, ci si era infilato (gli investigatori suppongono per trovare riparo) e le branchie si erano incollate alle pareti, soffocandolo.
Non si è riuscito nemmeno a rimuovere il cadavere per salvare almeno l’anfora, si dovette buttare via.
Dopo attente indagini la morte venne dichiarata accidentale e il tutto finì lì.
Qualche settimana più tardi venne assunto il sostituto di Sushi (per i già sopra citati problemi di pulizia) e a questo pesce pulitore venne dato il nome di Pescio. Non si sa bene come (mazzette probabilmente) Pescio svolse il suo lavoro in tutta tranquillità, senza che nulla attentasse alla sua vita.
Ma l’equilibrio nell’acquario era ben lungi dal raggiungersi.
Per questioni di sovraffollamento del Centro Giardinaggio locale (che è stato molto divertentemente chiuso per via dei 5000 metri quadrati abusivi su cui era stato costruito, un caso?!) vennero a stabilirsi nell’acquario altri 
due pesci.
Uno era Augusto, dall’aspetto delicato, due occhietti rossi e il corpo dorato (da qui il suo nome)(chi la capisce prende A)(Ste tu non puoi giocare) e l’altro, Zorro, era un’autentica bellezza, di un nero vellutato e con gli occhi talmente sporgenti che se lo guardavi da certe prospettive, sembrava alieno.
La Cricca, sentendosi minacciata, non perse tempo e cercò di eliminare la minaccia. Il primo bersaglio fu Augusto, palesemente il più effeminato, che venne ucciso a morsi già nel corso della sua quarta o quinta notte nell’acquario. Al povero Zorro, giustamente, si rizzarono le pinne e iniziò a trascorrere le giornate accoccolato nell’anfora rimasta mentre di notte cercava di scavarsi la via di fuga con un cucchiaio come aveva visto fare nei film su Alcatraz. Il primo attacco avvenne una mattina: Zorro si risvegliò senza una delle pinne laterali cosa che rese nuotare molto più difficoltoso. Nonostante la lentezza e nonostante dovesse fare almeno una mezza dozzina di giri su se stesso prima di riuscire a raggiungere l’anfora-rifugio, non intendeva arrendersi e lottò duramente per tutto il resto della giornata.
Purtroppo, l’inferiorità numerica si faceva sentire pesantemente. La mattina seguente fu ritrovato, morto, galleggiare sul filo dell’acqua mentre Pescio occultava le prove.
La Cricca (presumono gli investigatori dalle ricostruzioni; dichiarazioni certe non vennero mai rilasciate) gli aveva staccato a morsi tutta la pelle, lasciandolo bianco bianco. Dopo quest’ultimo efferato pescicidio, La Cricca era pronta a farsi una bella dormita e tornare alla vita di tutti i giorni però l’universo era già all’opera…nessuno si risvegliò vivo: morirono tutti insieme di un male inspiegabile (non vennero rilasciati i permessi per le autopsie quindi non lo sapremo mai). Si conclusero così gli orrori nell’acquario e da allora nessuno in quella casa osò più comprare pesci.

La sorte non risparmiò nemmeno Pescio che venne ucciso da uno sbalzo incredibile di temperatura qualche mese più tardi.”

Rabbrividiamo.

Ci scusiamo per i toni cupi e drammatici che sembra avere assunto la serata ma vi prego di non farci troppo caso; la prima posizione sarà così scemissima che vi passerà tutto.
Volevo solo dire un’ultima cosa, prima di lasciarvi alla piñata intrattenitrice (parla!!!) (per lo più vi supplica di lasciarla vivere integra), e volevo dire ad uno degli ospiti: grazie per aver preso così tanto spunto da questa storia, che io pensavo raccontata in confidenza, senza alcun cenno di riconoscimento.
Grazie davvero.
Sì, Ryan Murphy sto parlando con te. E adesso mando uno dei miei a ritirarti il martelletto. Niente piñate per chi ruba le idee altrui.

Ieri era venerdì e come accade quasi ogni venerdì sera da trent’anni a questa parte, al Cinema Mexico era serata di The Rocky Horror Picture Show.
Al Cinema Mexico non ero mai andata ma già sapevo che l’ambiente mi sarebbe piaciuto un sacco dato che ho letto che danno film d’essai e ogni giovedì le migliori uscite in lingua originale.

Non riuscirei a contare quante volte ho visto il film e ascoltato le canzoni quindi non vedevo davvero davvero l’ora di andarci. Il RHPS significa un sacco per me; non è semplicemente andare a teatro, è un’esperienza.

Ovviamente non sarebbe stata la stessa esperienza se non avessimo sbagliato fermata della metro interrogandoci poi sul perché nessuno sapesse indicarci la strada e non avesse minimamente idea di cosa stessimo parlando. Da che mi avevano passato a prendere ben due ore e mezza prima dell’inizio dello spettacolo (non sto scherzando) siamo arrivati quasi a correre per non arrivare in ritardo.
Dopo aver passato quello che ci han detto essere un ponte (erano solo strane scale di metallo) eccoci sulla via e poi, è apparso.
 lllllll 


Subito appena entrata ho iniziato a vedere tutto rosso per via degli enormi cuoricioni sui miei occhi, cuoricioni che sono diventati più grandi quando il tizio dei biglietti ha capito che non c’era bisogno di spiegarci lo spettacolo e che sono diventati di dimensioni galattiche quando anche le maschere hanno realizzato che non sarebbero mai riuscite a venderci il kit perché avevamo portato tutto da casa. “voi siete gente da sacchetto nella borsa”
oh puoi scommetterci, gioia!

Finalmente inizia lo spettacolo. I più si staranno chiedendo (magari) perché è così speciale. Il tutto sta in quella che viene chiamata Audience Participation che è il coinvolgimento elevato alla massima potenza. Praticamente viene proiettato il film e non solo gli attori, ma anche il pubblico nel suo piccolo, deve interpretare e vivere le scene. Il che è una figata assurda! La prima scena è un matrimonio e ovviamente cos’è un matrimonio senza il lancio del riso dico io?! Nulla, esatto. E quindi riso ovunque da lanciare e da prendere in faccia (ce lo siamo ritrovato anche nelle scarpe, per dire). E se in una scena malauguratamente piove cosa succede in sala? Nessun problema, basta tirare fuori il giornale e…aspettare che le maschere transylvane te lo strappino via! Ovviamente qui emerge la mia predisposizione alla sfiga dato che mi stavano quasi per infilare un dito in un occhio (non è successo, ma tanto ero così esaltata che non me ne sarei accorta comunque).  La cosa si fa un po’ più complicata quando il copione contiene delle battute aggiuntive da urlare, una sorta di completamento/sfottimento di alcune scene. Ovviamente esiste una guida con il copione in cui sono inserite queste battute solo che non puoi portarti il copione dietro e ci vuole un po’ prima di impararle a memoria. Per fortuna ci sono cose che impari fin dai primi minuti e poi non ci vuole niente a ripeterle per tutta la sera. Per esempio urlare ASSHOLE! ogni volta che il nome Brad Majors viene pronunciato, WEISSS (con moltissime S) quando invece appare Janet, un gutturalissimo UH! quando è il Dr. Scott e SHHH quando è Eddie (non si parla di Eddie!!!)
Oltre alla participation, ciò che mi rendeva più curiosa era vedere il modo in cui avrebbero riproposto le scene sul palco. Sia i costumi che gli oggetti di scena erano accuratissimi e davvero ben fatti, si poteva leggere l’ammòre su ogni paillette, giuro.

E poi ci sono loro, il centro, il cuore della serata: gli attori.
Penso che per fare ciò che fanno loro ci voglia tantissima passione, lavoro e un’enorme dose di coraggio. Ci siamo chiesti più volte chi ci fosse sotto il trucco e cosa facessero nella vita. Io il Frank ‘N Furter truccassimo sui taccazzi me lo sono visto benissimo come agente immobiliare, non so perché.

Dev’essere difficilissimo interpretare Frank   per bene e soprattutto reggere il confronto con quel mostro di Tim Curry.
Lui è riuscito ad essere divertente, accattivante e spaventoso quando e come doveva esserlo. (inoltre questo correva e ballava sui tacchi meglio di come io ci cammini, va be)

 

 

 

 

 

 

 

La statuetta per il più inquietante però va Riff Raff. INQUIETANTISSIMO!
Come è giusto che sia! Direi meraviglioso.

Mi vanto di essere una delle poche persone che possono dire: sono stata fissata dal Riff Raff. È andata così: durante una scena non particolarmente attiva me ne sto un po’ a guardami in giro finché sento una presenza alla mia sinistra. Mi giro ed eccolo lì a due centimetri con lo sguardo fisso. Senza pensarci dico “ciao!” come una cogliona, poi resto a fissarlo anch’io senza parole. Sgomito al mio compagno di sventura che si gira e fa Oh! Allora quello si avvicina ancora di più ed inizia a fissare lui. Poi, sempre muto, se ne va. Ci rimane un grandissimo boh e l’onore di essere stati fissati da Riff Raff.
E scusateme.

Altra nota di merito a Columbia.
Non so perché mi ha colpito tanto, non saprei nemmeno su che particolare soffermarmi, l’unica cosa che riesco a dire è che mi sembrava proprio Columbia. Era lei, era giusta, era bravissima: l’ho adorata.

Ho detto che questa sarebbe stata l’ultima nota di merito
…adesso arriva la NOTA DI MERITISSIMO.

Non avuto problemi a dichiararmi innamoratissima di lui quando ancora non era finita la prima canzone. Perché sì. Dai.

Durante l’intervallo ci abbiamo parlato (ancora i cuoricioni) (anche qualche palpitazione) con il pretesto di fare una foto.
Abbiamo scoperto che si chiama Luca (ho DOVUTO chiederlo, io per i nomi ho una grandissima mania) ed ero già pronta a conquistarlo con un timido sorriso quando un’altra nostra compagna di svenuta ha sfoderato un potentissimo “Ciao! Ti Amo.”

Ha vinto lei.

Il mio innamoramento però non è svanito, poi, scusa, dopo aver visto il tuo uomo così, come puoi dis-innamorati?

Adesso una persona come si deve dovrebbe essere abbastanza critica da trovare anche gli intoppi, i momenti non perfettissimi e gli attori non propri adatti. Potrei anche, eh, in fondo Janet era un po’ mortina nonostante di profilo fosse ugualissima alla Sarandon, questa Magenta era pochissimo una Magenta e Rocky aveva proprio l’aspetto sbagliato; non aveva NIENTE dell’uomo-oggetto creato solo per i capelli biondi, l’abbronzatura e gli addominati disegnati col seghetto.

Però chissenefraga. Un enorme chissenefrega.
È stata una delle serate migliori che ricordi, mi sono sentita perfettamente inserita nel contesto, cosa che non capita proprio spessissimo ed è per questo che conserverò solo i migliori ricordi.
Appunto per questo si sta già organizzando per tornarci il tre febbraio.
Ora che abbiamo perso la RHPSVerginity, non ci ferma più nessuno. 

[dato che non sono riuscita a trovarci un contesto metto queste foto che ho trovato, così, senza un senso. Sono troppo eccezionali per non essere mostrate]

Non ho avuto modo di dirlo: I’m Going Home è in assoluto la mia preferita

la sopragiàcitata scena della pioggia

Sempre lui, il Brad *_*

DR. SCOTT!!!

…e lo sbagliattissimo Rocky (che sembra un Rocky questo?!)

DON’T DREAM IT, BE IT!

L’ultimo giovedì in cui ci siamo visti era il lontano 27 ottobre; la mia timida rubrichetta stava per fare un fine tristissima, lentamente abbandonata per scivolare inesorabile verso l’oblio del dimenticatoio.
Però poi è successo un qualcosa, il qualcosa che non si sa come riporta alla memoria vecchie storie e aneddoti che ti eri bellamente dimenticato.
Ho deciso quindi, per farmi perdonare e farvi riemergere l’addiction, di indire un’elegantissima serata di gala in cui verranno premiati i momenti più memorabili della mia vita, casa e famiglia.
Per essere sicura di aver convinto tutti a partecipare (sì tutti voi tre) vi svelo che, come in ogni evento che si rispetti, ci sarà anche il Red Carpet pieno di gnocca che PERÒ verrà organizzato solo a fine serata altrimenti vi distraete e non mi seguite più la premiazione.

Alla quinta posizione troviamo l’evento re del mio quinto compleanno in cui la mia gatta e la cagnetta di mio zio mangiarono la torta dallo stesso piattino (awww…) mentre alla quarta il mio sensazionale debutto da modella avvenuto nella primavera del novantasette nell’esclusivissimo corridoio a casa di nonna. (qualcuno però poteva dirmi che ero tanto brava che dato il talento che mi trovavo non sarei mai andata a studiare).
Ad ogni modo non ci stiamo soffermando più di tanto su queste posizioni in quanto i video testimoni (esatto, esistono dei video) sono già talmente virali che parlarne sarebbe uno spreco di tempo. Mi sembrava solo giusto menzionarli per l’enorme impatto che hanno avuto sulla mia infanzia.

Arriviamo adesso, già così in fretta e furia, al podio: posizione numero tre.
Ecco qui l’oggetto riassuntivo dell’evento ovvero… un mattone.
Cosa vorrà mai significare?
Scopritelo nella seguente clip intitolata “eppur si muovono (i palazzi)

 Ciao, mi chiamo Giada e sono una pippa ad andare bicicletta. 
Semplicemente mi ribalto. 

Chi soffre di più per questo credo sia mio padre, membro fondatore della società ciclistica locale. A sei anni mi ha messo su una bicicletta senza rotelle dicendo “tu pedala che la sella te la tengo io” e per accertarsi che non rifiutassi ha minacciato di togliermi i cartoni animati finché non avessi imparato.
Fatto sta che con la buona volontà che mi contraddistingue (dai pinguini, forse) ho iniziato a pedalare e pedalare finché, quasi magicamente, eccomi là, da sola, in perfetto equilibrio, a divorarmi la strada. Il tutto in un solo giorno.
Come si può prevedere mi presi un sacco bene credendomi la nuova promessa del ciclismo italiano. La mattina dopo mio padre era a lavoro ma io avevo troppa voglia di ritornare in sella che presi la bici da sola, in fondo chi aveva bisogno di quel principiante? Non io di certo!
Andai al cancello da cui entrano le macchine guardando con aria di sfida i cento metri scarsi davanti a me. Partii. 
Superai il primo palazzo, il primo parcheggio, ecco apparire il secondo palazzo mmm strano questa volta non sono proprio al centro della strada potrei toccare i davanzali solo stendendo il braccio, niente di importante non ci pensiamo, passo il secondo parcheggio e
prendo lo spigolo del terzo palazzo in pieno.
(ovviamente questo terzo palazzo contiene il mio appartamento e tutti i vicini erano là a guardare la scena)

Dato che è impossibile che fossi IO quella che andava storto (giammai!) l’unica spiegazione possibile è che il palazzo in questione mi abbia tradito decidendo di muoversi proprio mentre passavo io. 
Mai fidarsi dei palazzi, un po’ come dei cani sui cigli delle strade, e tu non vuoi delle orride cicatrici da ruvido mattone sulle gambe per ricordartelo, no? Fidati, no.

applausi, scroscianti applausi.

Vi chiedo ora di attendere un secondo per le altre posizioni, (potete andarvi a rinfrescare all’abbeveratoio comune dello champagne) nel mondo reale sembrerà più o meno una settimana ma per voi che siete qui sarà solo questione di minuti.
Non vi sareste accorti del salto temporale e quindi avrei potuto non dirvelo ma data la barca di soldi che ho speso per installare questo sistema di dilatazione del tempo volevo fare giusto un po’ la figa.

[ah sì, abbiamo dimenticato i bicchieri, divertitevi tutti all’abbeveratoio e occhio alle testate]

essere una persona che, come alcune riviste, non ha l’indice scritto subito dopo la copertina; è comunque possibile per l’altro sapere il posto di ogni cosa e tutti i contenuti solo che prima deve sfogliarsi una ventina di pagine da solo

Perle