Eccoci qua per un altro GiovedìGiada! G.A.D.È.G. !!!
Allora di che tratteremo oggi? No, niente progetti futuri, niente curiosità

Oggi intraprenderemo un meraviglioso viaggio nel passato. Quindi, per favore, tutti in fila per due, so che questa cabina blu sembra piccola da fuori ma vi assicuro che dentro c’è spazio per tutti, non spingete prego.

La nostra destinazione è il giorno in cui mi presi una potente scarica di botte.
Da una suora.
All’asilo. 

Su questa storia potrete sentire delle versioni contrastanti; vi assicuro che la mia è l’originale, è quella più attinente alla verità secondo la quale si sono svolti i fatti.
Allora, era quasi Natale, le vacanze si avvicinavano e quella sarebbe stata la mia ultima recita di natale all’asilo, da bimba grande. Noi bambine siamo state divise in due categorie. La prima era quella delle ballerine: ah me lo ricordo ancora…lo chignon, il fiocco tra i capelli, le calze bianchissime ed il tutù leggermente rosa che fluttuava.
Che invidia.
Io ovviamente non facevo parte di quella categoria, quella era destinata alle bimbe carine con le lentiggini che non si spettinavano mai.
Io ero fatta in tutt’altro modo. Sono finita nei fiori, ossia la categoria delle bimbe sfigatelle, di quelle che “No, i bambini non sono sempre tutti belli”.
Indossavo un orribile e pesantissimo costume color verdone ma quello era il minimo. Il centro del nostro balletto era un albero di natale dalla cui punta partivano tante liane fatte di fiori. Ognuna di un colore diverso per ogni bambina. Dovevamo prenderle, alzarle, sventolare eccetera.

La tragedia accadde durante le prove. A me avevano assegnato la liana bordeaux alla bambina dietro di me, la mia migliore amica, quella rossa. A metà stacchetto era arrivato il momento dell’albero. Durante tutto Novembre avevamo usato un bambino, di quelli più sfigatelli di noi, il cui unico compito era di restare fermo immobile mentre noi giravamo come delle cretine intorno a lui. Quel giorno invece no. Quel giorno, per la prima volta, avevamo l’albero.

Probabilmente presa dalla gioia del momento la mia migliore amica Alexia sbaglia liana e agguanta LA MIA color bordeaux. Io cosa ho fatto? Di riflesso ho preso quell’altra azionando quindi la temutissima catena delle liane sbagliate.
E qui entrò in gioco lei. Non ve ne ho ancora parlato per non indurvi a lasciare la rubrica di oggi prima del previsto.
Suor Gaetana. E già dal nome potete immaginare che elemento era.
Girava voce che il primo giorno d’asilo ti chiedesse di identificare il cetriolo dalla piccola bancarella del fruttivendolo e se sbagliavi prendeva il mini telefono e lo diceva direttamente a Gesù.
Fortunatamente io non ero in quella classe ma durante la prove della recita ahimè, mi toccò lei.

Io non so cosa la indusse a pensare che fossi io l’artefice della catena delle liane sbagliate, proprio non lo so, fatto sta che arrivò verso di me come una furia e al primo colpo sulla nuca feci un volo di un paio di metri. Ecco, il primo colpo me lo ricordo come se stesse accadendo in questo momento, poi però ho questo ricordo un po’ distorto di me, vista dall’esterno, prendermi una scarica di botte, di quelle che non te le dimentichi più, ci ripensi e poi ci scrivi sopra quando di anni ne hai tipo diciotto.
Adesso, nonostante tutti mi dicano che non è successo così come lo rimebro io, confido che voi crediate che quella strega tagliagole mi abbia battuto come se non ci fosse stato un domani.

Poi Alexia, dato che comunque era la mia amica del cuore, vista la penosa condizione in cui mi trovato, si fece avanti e confessò di aver sbagliato lei, di aver confuso due colori identici (perdonatela, aveva cinque anni ed era un po’ stupida, non a caso era amica mia. E poi era finita nei fiori quindi tanto sveglia non poteva essere comunque).
Suor Gaetana si fermò, roteò lentamente la testa verso quella bimbetta alta un metro, la fulminò con gli occhi e disse “uhm”. E BASTA.
Io mi sono presa l’apocalisse e lei nienteeee! Rendiamoci conto!

Non so quale santo ringraziare, ma alla recita in teatro, nessuno sbagliò liana e nessuno si prese le botte. La questione cadde e alle elementari cominciarono tutti a dire che me l’ero sognato.
Voi mi credete, vero?! Non pensate che sia una pazza megalomane!!!

Conclusioni: la mia ex amica del cuore Alexia ora è un po’ una zoccola (certo con quel nome) quindi forse la scarica di botte le avrebbe fatto solo del bene.

Annunci