Inizio col dire che non so cosa dire. E nemmeno da dove iniziare.
Sono tornata da questo concerto poco meno di un’ora fa e ancora non ho ben cominciato a riordinare le idee. Cosa potrei mai scrivere di interessante per voi da leggere?

“Concerto meraviglioso.”
“Live le canzoni rendono ancora di più”
“Ci son cose che solo la musica dal vivo può far provare.”

Cosa avrei detto di nuovo? Queste cose potrebbe dirle anche chiunque che non sia mai stato ad un concerto.  Quello che voglio fare, quindi, è raccontarlo per chi non c’era ma gli sarebbe piaciuto; raccogliere tutti i piccoli dettagli che ora sono così vividi nella mia memoria ma che sono destinati a scomparire nel giro di pochi giorni.

Inanzi tutto la preparazione. Un buon concerto ha bisogno di un certo training.
Ho iniziato, quindi, ad ascoltare (quasi) ossessivamente tutti gli album per essere sicura di sapere bene bene i testi. Il resto sta anche nell’aspetto. Voglio dire, questo locale è molto tranquillo, sull’alternativo, in genere dedito alla musica elettronica. Il modo in cui vestivi, quindi, non è che avesse questa grande importanza, anzi.
Il punto focale della preparazione estetica è far salire l’ansia. Pensare che si stanno indossando i vestiti -per il concerto- , ci si sta lavando i capelli -per il concerto- , ci si sta scegliendo l’eyeliner -per il concerto-. A questo serve, solo per aumentare quell’entusiasmo di andare che già era iniziato a manifestarsi durante il ripasso dei testi.

In programma per me avevo una semplice maglietta bianca ed il mio meraviglioso, stupendo, bellissimo, (mi piace, si capisce?) eyeliner color verde petrolio. Poi arriva mio padre che mi consiglia di mettere uno dei suoi gilet. Anzi, non uno dei suoi tanti, ma IL suo gilet, quello che ha indossato per sposare mia madreh. Mi è sembrato tutto così spiritual che non ho potuto dire di no.
Tra l’altro, escludendo la misura, mi stava anche piuttosto bene.

Ecco, solo con un’altissima carica nervosa addosso (positiva certo) ci si può dirigere al posto. Se per caso durante il tragitto ogni semaforo rosso, senso unico, lavoro in corso  sembrerà la TRAGGGEDIA allora significa che è stato fatto bene il lavoro di preparazione perché quella deve essere la reazione!

Per noi frasi come “ma va, fai il giro che tanto è presto” non esistono.
Nessuna eccezione.

È proprio in questo punto della storia che è successo IL FATTO.
Scendo dalla macchina e mi trovo la band che cammina sul marciapiede. Giuro.
Non avevo idea di cosa fare se non girarmi verso chi mi aveva accompagnata e urlare bisbigliando “Quella è la band!!!!!!!!”. Mi sono rigirata e ho sorriso come un’idiota guardando Charlie Fink, voce e una delle chitarre. Indossava dei pantaloni kaki, camicia azzurra e bretelle. Charlie ricambia il sorriso ed io muoio per la prima delle tante volte nel corso della serata.

Una volta ricomposta ed essermi congratulata con me stessa per aver resistito alla tentazione di correre verso di loro urlando, sono allegramente entrata nel posto; dato che era presto ma non troppo, c’era solo un minuto gruppo di gente ed il cantante, incaricato di aprire la serata, sul palco che già suonava.
Vorrei soffermarmi un attimo su di lui,  Bianco, si faceva chiamare.
Non era malaccio eh, affatto, solo che aveva una tristezza negli occhi. Badate bene, non nei testi, nelle melodie, ma proprio dentro, perché lui sapeva!!!
Sapeva, che nonostante fossimo lì ad applaudire in realtà eravamo tutti interessati solo ai Noah and the Whale. Poi, usando altre parole, l’ha detto pure lui stesso. Triste, triste, triste. Fonderò un’associazione per i diritti degli apritori di concerto, ho deciso.

Finalmente Bianco lascia il palco ed ecco, la terrificante musica di sottofondo che accompagna l’intero, lunghiiiissimo soundcheck. Ogni volta, poi, che una canzone terminava, mi illuminavo, speravo fosse la volta buona, però poi, inesorabilmente, un’altra canzone partiva.
Arrivarono così le 21:55, ancora nessun segno, e le ginocchia già mi facevano male.

Poi il buio. E delle urla. DA DIETRO.
Io ero tipo in terza fila, proprio davanti ad una porta di servizio da cui entrava l’aria (grazie signore grazie). Proprio da quella porta erano usciti loro e si stavano gentilmente facendo largo tra la folla. Ci si potrebbe benissimo chiedere “perché?” però se ti passano ad un metro di distanza l’unica cosa che puoi fare è tenere la bocca chiusa e goderti il momento.
Un ragazzo dietro di me ha esclamato “giuro che mi ha toccato il culo!!!” e la sua ragazza ha prontamente risposto “e che non sei contento?!” Serissima.

E io ero lì, pronta ad iniziare quando semplicemente gran parte delle luci si spengono e si sente solo la base di una delle loro canzoni strumentali e solo lì puoi capire, capisci che ci sei e pensi la tipica frase “non vedevo l’ora che iniziasse.

Sono saliti sul palco vestiti nel più classico stile Noah. Charlie si era cambiato, indossava un completo blu con tanto di gilet e bretelle. Adorabilissimo. Anche gli altri indossavano completi, tutti su tonalità scure, solo Matt “Urby Whale” Owens, bassista,  l’aveva grigio chiaro.

Iniziano e sparano una canzone dietro l’altra, senza pause.
Charlie è esattamente come appare nei video. Quelle mossettine di braccia e di gambe non le riserva solo alla telecamera ma sono assolutamente naturali, e fantastiche, aggiungerei.
Le ginocchia che mi avevano dato tanto fastidio durante l’attesa, manco mi ricordavo di averle.
La voce? Esattamente come la si sente registrata, non un filo diversa.
Bravo Bravo, per rendere il mio giudizio breve e poco fangirloso.

Per me, la “rivelazione” della serata è stato però, Tom Hobden, il violinista.
L’avevo sempre trovato kinda cute ma stasera è stato di una cosa che non so nemmeno se riesco a spiegare. Tralasciando il fatto che quando suona il violino è magico, non ho potuto fare a meno di notare il modo in cui si passava lingua sulle labbra ogni volta che finiva di cantare una frase. Non era in modo provocatorio nè niente, probabilmente nemmeno si accorgeva di farlo.
Inoltre quando il pubblico cantava con loro lui ci scrutava tutti e assumeva un’espressione fiera, fiera di noi, del fatto che sapevamo a memoria le sue canzoni. Tra una canzone e l’altra, Charlie ha detto “mi spiace parlare così male italiano but we have Tom here who speaks a very good italian” Tom risponde ridendo “Non è vero” E giù di urla.
Poi aggiunge “La prossima….canzone….si chiama….volare.”
Battuta! Charlie ride e anch’io. È divertente. È adorabile.
Quel genere di adorabilità che ti porta a volertelo portare a casa per tenerlo come pet.

Doug, il batterista, si è visto poco purtroppo, limitato dal suo strumento però c’è da dire che i suoi tamburi durante la canzone finale toglievano il respiro. Finito il concerto poi, l’ho visto arrampicarsi per abbracciare una ragazza che era riuscita a riavvicinarsi al palco (dato che ci aveano cacciato dopo circa trenta secondi dalla fine. Io dico, neanche il tempo di asciugarsi le lacrime che già mi urlate “tutti indietro prego, il locale chiudeeee!” -lacrime? chi piange? Io non ho mica pianto!-)

Finita la scaletta, si sono presi i loro meritati applausi, ci hanno ringraziato a gesti e se ne sono andati. I tipi del suono sono subito saliti sul palco a sgomberare quando dal fondo un gruppo di persone ha iniziato ad urlare “one more song! one more song! one more song!” coro che ben presto si è propagato in tutto il locale.
A quel punto è diventato evidente quanto poco è passato dal pensare “non vedo l’ora che inizi” al “non ci credo che sia già finito”.
Ma…rieccoli!!! Distrutti e fradici come li avevamo lasciati, hanno eseguito non una canzone in più ma due. Amore.
Dopo queste due pezzi, magistralmente interpretati tra l’altro, era impossibile chiedergli qualsiasi altra cosa, così abbiamo dovuto vederli andare via.

Entrando nel dettaglio: avevano finito con l.i.f.e.g.o.e.s.o.n e sembrava adattissima. Dopo l’infinito coro di “one more song!” sono tornati sul palco a suonare Old Joy e sembrava non ci potesse essere finale migliore.

Poi hanno chiuso con the first day of spring ed è stato tutto semplicemente perfetto.


A concerto finito, come dicevo, ci ricacciano in quella grigissima strada milanese.
Quel grigiore, però, riprende vita quando ecco che tutti e quattro (Doug non c’era, boh) escono in strada. Il primo da cui vado è Charlie, gli porgo il mio biglietto mezzo tracciato da quel macellaio del bigliettaio/buttafuori e me lo firma. aaaah morte. (saremo già a quota cinquanta; non vi ho citato altre volte durante le singole canzoni o le singole parole delle singole canzoni e…)
Resto un po’ lì ad osservarlo sorridere mentre posa per le foto abbracciando tutti e tutte e poi mi dirigo da Urby Whale. Mentre aspettavo mi sono accorta che chiede il nome a tutti prima di firmare. Che figata, penso io, però al mio turno non me lo chiede. Vabbè.

Mi avvicino, quindi, a Fred Abbott, chitarrista, giusto lì di fianco. Se ne stava a braccia conserte ad osservare la strada; quando gli ho teso il mio biglietto e il pennarello si è stupito, ha detto oh? e poi ha firmato. La cosa mi fa sorridere ora che ci penso. Va bene che Charlie e Tom assorbivano quasi completamente l’attenzione però ti pare che non ti chiedo una firmetta dopo che hai passato una serata a suonare della bellissima musica?

Per ultimo resta Tom e ho la soddisfazione di averlo guardato negli occhi, a mezzo metro di distanza, ed avergli detto “You’re so awesome.”
Sicuro che se ci avessi pensavo avrei trovato una frase migliore da dire però sul momento quella mi è venuta.
Ha ringraziato sorridendo e io sono morta, ancora.

E poi basta, andati. Saliti sulle auto diretti verso la prossima tappa del tour.

Concerto mozzafiato. Non ho parole. Ho scritto un poema ma avrò espresso circa il 2 percento. Al momento è giovedì sera, ho impiegato un intero giorno per mettere giù queste righe. È difficilissimo e non sono soddisfatta. Banalmente, è qualcosa che a parole rende poco.
Vi risparmio quindi tutto ciò che mi sta ancora in testa e mi chiedo per quanti giorni ancora mi sentirò in questo modo. Spero tanti perchè con tutte queste endorfine della felicità in corpo si sta dio.

Per ultimo, allego la scaletta che mi sono puntualmente annotata di canzone in canzone per chi fosse seriamente così curioso da aver letto tuuuuuutto ciò che ho scritto.

g1. PARADISE STARS (traccia 07 di Last night on Earth)
g2. GIVE A LITTLE LOVE (traccia 05 di Peaceful, the world lays me down)
ff3. JUST ME BEFORE WE MET (traccia 06 di Last night on Earth)
g4. LIFE IS LIFE (traccia 01 di Last night on Earth)
g5. GIVE IT ALL BACK (traccia 05 di Last night on Earth)
g6. SHAPE OF MY HEART (traccia 03 di Peaceful, the world lays me down)
g7. ROCKS AND DAGGERS (traccia 08 di Peaceful, the world lays me down)
g8. LOVE OF AN ORCHESTRA (traccia 06 di The first day of spring)
g9. BLUE SKIES (traccia 09 di The first day of spring)
10. WILD THING (traccia 04 di Last night on Earth)
11. THE LINE (traccia 09 di Last night on Earth)
12. OUR WINDOW (traccia 02 di The first day of spring)
13. TONIGHT’S THE KIND OF NIGHT – traccia 02 di Last night on Earth
14. 5 YEARS NOW – traccia 07 di Peaceful, the world lays me down
15. JOCASTA – traccia 02 di Peaceful, the world lays me down
16. WAITING FOR MY CHANCE TO COME – traccia 08 di Last night on Earth
17. L.I.F.E.G.O.E.S.O.N – traccia 03 di Last night on Earth

[One ore song! One more song! One more song!]

18. OLD JOY – traccia 10 di Last night on Earth
19. THE FIRST DAY OF SPRING – traccia  01 di The first day of spring

Neanche a dirlo, la scaletta è già playlist nel mio lettore.

Per ultimo ultimo (prometto!) allego biglietto autografato che è la mia giuoia.

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