Lo so.
So cosa state pensando (anche se magari prima di leggere le seguenti righe manco l’avevate pensato). Sono sparita, scomparsa, estinta.
Dopo quel lontano (ma nemmeno troppo) 28 settembre, in cui mi sono dilungata come se fosse stato il mio ultimo giorno prima della perdita della parola scritta, vi ho abbandonati.
E il Giovedì Giada?
E gli aneddoti random?
Tutte domande intelligenti che non troveranno risposta però (non mi stancherò mai di ripeterlo, i però sono fondamentali, cambiano tutto, amateli come lo faccio io) state presenziando alla pubblicazione del mio primo libro.

TITOLO: niente da dire ma dirlo comunque (con verve però)


CAPITOLO 1 – “ma tu sei l’amica della Francesca?”
gggggggHo appena finito di frequentare la mia terza settimana di università.
Capitano due cose strane. La prima è che sono esaltata manco fosse ancora il primo giorno e la seconda è che mi sembra di andarci da una vita.
Sono esaltata da qualcosa che mi sembra già vecchia.
È evidente che non proprio tutto torna.
Ad ogni modo procede bene, ho la fortuna di aver concentrati tutti e tre i miei corsi nei primi tre giorni della settimana il che mi lascia un weekendone lungo da giovedì a domenica.
Ho battezzato il giovedì il “Giovedì del diritto romano” (date la colpa a lui se non sto facendo più i GG!) perché è il corso che più mi sta piacendo fin ora (nonostante ne capisca l’interiore inutilità)(oddio, nemmeno troppo inutile)(solo un pochino) e quindi non mi pesa farlo subito. Il venerdì poi, è sacrosanto che mi sia lasciato libero. Avete idea di quante cose vadano in onda tra mercoledì e giovedì sera? Tipo l’83% di tutto quello che seguo. Un giorno intero per aggiornarmi non mi sembra solo giusto ma un dannato diritto costituzionale. (forse non ancora, ma quando dirigerò io la baracca potremmo parlarne più concretamente).
Inoltre mi piace l’idea di non star facendo tutto da sola. Della mia scuola sono l’unica in facoltà e quindi non conoscevo un’anima finché non sono stata avvicinata dalla frase “ma te sei l’amica della Francesca?” da una che ha frequentato la scuola dentro la mia scuola. In conclusione non ho esperienze da underdog emarginato da sottoporvi. Delusi?
Vi consolo con del gossip! A lezione e sul treno un tizio si diverte a farmi gli occhiolini. Ovviamente il tutto lo dico senza malizia, la gente soffre dei più svariati tic eccetera.
Dato che ci siamo iscritti agli stessi seminari (-Seminari? Sei una sfigata?- -Stai zitto-) vi saprò aggiornare meglio sulla sua situazione psicofisica che già so che vi interessa.

CAPITOLO 2 – Le fisse vanno lasciate sfogare altrimenti muori
gggggggSe tenete a me, venite qui e strappatemi “Peaceful, the world lays me down” dalle mie metaforiche mani. Ovviamente, dato che presumo voi siate gente normale (anche se date le cose che scrivo dovrei un po’ rivedere il mio target) vi spiego cos’è; è l’album d’esordio dei Noah and the Whale. Forse farete fatica a collegare le cose dato che di questo gruppo non ho MAI parlato.
Seriamente ora. Ero preparata ad un’esplosione delle balene subito dopo il concerto. Sarebbe stato completamente normale, solo che sono passate quasi tre settimane ed ho a malapena ascoltato altro. Per ora questo album detiene la media di due ascolti giornalieri. Lo metto su praticamente per ogni occasione: mi serve un sottofondo? Peaceful, the world lays me down è la risposta. Sono in treno ad annoiarmi? Peaceful, the world lays me down è la risposta. Mi va di ascoltare musica in modo impegnato ascoltando per bene musica e testi? Peaceful, the world lays me down è la risposta!
Capite che ho un problema?!
Amo il testo della canzone che da il nome all’album immensamente, potrei fischiettare 5 years time per ore (e non so nemmeno fischiare!!!)(sì che mi vergogno di non saperlo fare, ma ci convivo) e come canto io Mary nessuno (Charlie ha la voce decisamente più bassa della mia e credo sia una delle poche che riesco a fare dall’inizio alla fine senza sminchiarla)
Avrei anche un giudizio dettagliato su tutte le altre ma ve lo risparmio.
[breve precisazione per chiunque sappia un po’ di quello di cui sto parlando. Non ho niente contro The First Day of Spring e ancora meno contro Last Night on Earth. Davvero niente. È il primo album loro che ho ascoltato ed è quello che mi ha fatto innamorare però devo ammettere che sono più una
_a man, a guitar, a violin kind of girl_]
Ad ogni modo, i recenti tentativi di obbligarmi ad ascoltare qualcosa di diverso (grazie City and Colour) stanno lentamente mostrando risultati ma immagino che la via della disintossicazione sia ancora bella lunga.

CAPITOLO 3 – A dream is a wish your heart makes
gggggggEcco, no. Mi rifiuto. Primo perché in vita mia ho fatto sogni terrificanti e secondo perché no, non esiste. Nel sogno fatto l’altra notte ero, niente di meno, che la promessa sposa di un principe disney. Cioè, non è che lo stile del sogno fosse cartoonico (magari!) semplicemente ero una persona normalissima circondata da gente che non faceva che ripetere quanto era bello il fatto che sposassi un principe disney. Questa la sua descrizione, niente nome, niente volto. Solo “il principe disney”.
La parte davvero terrificante del tutto è che anch’io ero felice della cosa.
Anzi, di più, assolutamente entusiasta!
Per peggiorare ancora la situazione, il tutto mi è tornato in mente parecchie ore dopo che mi ero svegliata. Tremendo.
Riflettendoci, quello che mi viene da dire è No. Non importa quanti link su facebook dicano che noi povere donne siamo state imbrogliate dallo stereotipo del principe perfetto disney, questo (stupido) pensiero collettivo non mi avrà!
Dai, su, pensiamoci, se davvero volessi un mezzocoglione con dei capelli finti che non fa assolutamente niente e si limita a limonarmi (*) per risolvere le cose, non andrei a cercarlo in un cartone…

…uscirei semplicemente di casa. 

(*) oh certo, scusate, il bacio del vero amore, whaterver.

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