Ieri era venerdì e come accade quasi ogni venerdì sera da trent’anni a questa parte, al Cinema Mexico era serata di The Rocky Horror Picture Show.
Al Cinema Mexico non ero mai andata ma già sapevo che l’ambiente mi sarebbe piaciuto un sacco dato che ho letto che danno film d’essai e ogni giovedì le migliori uscite in lingua originale.

Non riuscirei a contare quante volte ho visto il film e ascoltato le canzoni quindi non vedevo davvero davvero l’ora di andarci. Il RHPS significa un sacco per me; non è semplicemente andare a teatro, è un’esperienza.

Ovviamente non sarebbe stata la stessa esperienza se non avessimo sbagliato fermata della metro interrogandoci poi sul perché nessuno sapesse indicarci la strada e non avesse minimamente idea di cosa stessimo parlando. Da che mi avevano passato a prendere ben due ore e mezza prima dell’inizio dello spettacolo (non sto scherzando) siamo arrivati quasi a correre per non arrivare in ritardo.
Dopo aver passato quello che ci han detto essere un ponte (erano solo strane scale di metallo) eccoci sulla via e poi, è apparso.
 lllllll 


Subito appena entrata ho iniziato a vedere tutto rosso per via degli enormi cuoricioni sui miei occhi, cuoricioni che sono diventati più grandi quando il tizio dei biglietti ha capito che non c’era bisogno di spiegarci lo spettacolo e che sono diventati di dimensioni galattiche quando anche le maschere hanno realizzato che non sarebbero mai riuscite a venderci il kit perché avevamo portato tutto da casa. “voi siete gente da sacchetto nella borsa”
oh puoi scommetterci, gioia!

Finalmente inizia lo spettacolo. I più si staranno chiedendo (magari) perché è così speciale. Il tutto sta in quella che viene chiamata Audience Participation che è il coinvolgimento elevato alla massima potenza. Praticamente viene proiettato il film e non solo gli attori, ma anche il pubblico nel suo piccolo, deve interpretare e vivere le scene. Il che è una figata assurda! La prima scena è un matrimonio e ovviamente cos’è un matrimonio senza il lancio del riso dico io?! Nulla, esatto. E quindi riso ovunque da lanciare e da prendere in faccia (ce lo siamo ritrovato anche nelle scarpe, per dire). E se in una scena malauguratamente piove cosa succede in sala? Nessun problema, basta tirare fuori il giornale e…aspettare che le maschere transylvane te lo strappino via! Ovviamente qui emerge la mia predisposizione alla sfiga dato che mi stavano quasi per infilare un dito in un occhio (non è successo, ma tanto ero così esaltata che non me ne sarei accorta comunque).  La cosa si fa un po’ più complicata quando il copione contiene delle battute aggiuntive da urlare, una sorta di completamento/sfottimento di alcune scene. Ovviamente esiste una guida con il copione in cui sono inserite queste battute solo che non puoi portarti il copione dietro e ci vuole un po’ prima di impararle a memoria. Per fortuna ci sono cose che impari fin dai primi minuti e poi non ci vuole niente a ripeterle per tutta la sera. Per esempio urlare ASSHOLE! ogni volta che il nome Brad Majors viene pronunciato, WEISSS (con moltissime S) quando invece appare Janet, un gutturalissimo UH! quando è il Dr. Scott e SHHH quando è Eddie (non si parla di Eddie!!!)
Oltre alla participation, ciò che mi rendeva più curiosa era vedere il modo in cui avrebbero riproposto le scene sul palco. Sia i costumi che gli oggetti di scena erano accuratissimi e davvero ben fatti, si poteva leggere l’ammòre su ogni paillette, giuro.

E poi ci sono loro, il centro, il cuore della serata: gli attori.
Penso che per fare ciò che fanno loro ci voglia tantissima passione, lavoro e un’enorme dose di coraggio. Ci siamo chiesti più volte chi ci fosse sotto il trucco e cosa facessero nella vita. Io il Frank ‘N Furter truccassimo sui taccazzi me lo sono visto benissimo come agente immobiliare, non so perché.

Dev’essere difficilissimo interpretare Frank   per bene e soprattutto reggere il confronto con quel mostro di Tim Curry.
Lui è riuscito ad essere divertente, accattivante e spaventoso quando e come doveva esserlo. (inoltre questo correva e ballava sui tacchi meglio di come io ci cammini, va be)

 

 

 

 

 

 

 

La statuetta per il più inquietante però va Riff Raff. INQUIETANTISSIMO!
Come è giusto che sia! Direi meraviglioso.

Mi vanto di essere una delle poche persone che possono dire: sono stata fissata dal Riff Raff. È andata così: durante una scena non particolarmente attiva me ne sto un po’ a guardami in giro finché sento una presenza alla mia sinistra. Mi giro ed eccolo lì a due centimetri con lo sguardo fisso. Senza pensarci dico “ciao!” come una cogliona, poi resto a fissarlo anch’io senza parole. Sgomito al mio compagno di sventura che si gira e fa Oh! Allora quello si avvicina ancora di più ed inizia a fissare lui. Poi, sempre muto, se ne va. Ci rimane un grandissimo boh e l’onore di essere stati fissati da Riff Raff.
E scusateme.

Altra nota di merito a Columbia.
Non so perché mi ha colpito tanto, non saprei nemmeno su che particolare soffermarmi, l’unica cosa che riesco a dire è che mi sembrava proprio Columbia. Era lei, era giusta, era bravissima: l’ho adorata.

Ho detto che questa sarebbe stata l’ultima nota di merito
…adesso arriva la NOTA DI MERITISSIMO.

Non avuto problemi a dichiararmi innamoratissima di lui quando ancora non era finita la prima canzone. Perché sì. Dai.

Durante l’intervallo ci abbiamo parlato (ancora i cuoricioni) (anche qualche palpitazione) con il pretesto di fare una foto.
Abbiamo scoperto che si chiama Luca (ho DOVUTO chiederlo, io per i nomi ho una grandissima mania) ed ero già pronta a conquistarlo con un timido sorriso quando un’altra nostra compagna di svenuta ha sfoderato un potentissimo “Ciao! Ti Amo.”

Ha vinto lei.

Il mio innamoramento però non è svanito, poi, scusa, dopo aver visto il tuo uomo così, come puoi dis-innamorati?

Adesso una persona come si deve dovrebbe essere abbastanza critica da trovare anche gli intoppi, i momenti non perfettissimi e gli attori non propri adatti. Potrei anche, eh, in fondo Janet era un po’ mortina nonostante di profilo fosse ugualissima alla Sarandon, questa Magenta era pochissimo una Magenta e Rocky aveva proprio l’aspetto sbagliato; non aveva NIENTE dell’uomo-oggetto creato solo per i capelli biondi, l’abbronzatura e gli addominati disegnati col seghetto.

Però chissenefraga. Un enorme chissenefrega.
È stata una delle serate migliori che ricordi, mi sono sentita perfettamente inserita nel contesto, cosa che non capita proprio spessissimo ed è per questo che conserverò solo i migliori ricordi.
Appunto per questo si sta già organizzando per tornarci il tre febbraio.
Ora che abbiamo perso la RHPSVerginity, non ci ferma più nessuno. 

[dato che non sono riuscita a trovarci un contesto metto queste foto che ho trovato, così, senza un senso. Sono troppo eccezionali per non essere mostrate]

Non ho avuto modo di dirlo: I’m Going Home è in assoluto la mia preferita

la sopragiàcitata scena della pioggia

Sempre lui, il Brad *_*

DR. SCOTT!!!

…e lo sbagliattissimo Rocky (che sembra un Rocky questo?!)

DON’T DREAM IT, BE IT!

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