Tutto è iniziato il 25 luglio.
No anzi, è meglio dire che tutto è davvero iniziato il 9 maggio.
O forse no, forse dobbiamo andare ancora più indietro: tutto è iniziato l’estate scorsa.

Non credo importi comunque; può essere iniziata la prima volta che ho sentito parlare di AIESEC oppure il giorno in cui ho fatto il colloquio per essere ammessa al programma oppure quando ho saputo di essere stata accettata oppure ancora il giorno in cui sono finalmente partita dopo un mese di faticosissimo e sfortunato matching.

Ora sono qui. A Sofia, Bulgaria.

Le prime persone che ho incontrato qui sono state Georgi e Monu.
Sono venuti a prendermi in aeroporto.
Georgi è bulgaro, è il ragazzo che mi ha fatto l’intervista ed è quello che mi ha “venduto” al comitato affinché scegliessero me e non qualcuno degli altri che erano in lista per l’ultimo posto libero.
Sarà il mio team leader nel progetto WORLD PLAYGROUND che consiste nel dare lezioni di inglese ai bambini di due Kindergarten qui a Sofia.
Monu, invece, è indiano. La prima cosa che ho notato di lui è stata senza dubbio la gentilezza. Appena mi ha vista mi ha tolto di dosso la mia pesantissima borsa del portatile e non ha voluto restituirmela che al dormitorio, dopo un’ora abbondante.

Questa è la storia dietro la sua presenza in aeroporto:
Georgi: I have to go and get the new EP at the airport
Monu: boy or girl?
Georgi: girl
Monu: ok, I’m coming with you

Il dormitorio si trova a Studentski Grad, block 23A.
L’accomodation qui è più di quanto speravo di trovare. Non è perfetta ma mi aspettavo qualcosa di tremendo e invece è tutto sommato carina. Le mie compagne di stanza del quarto piano erano fuori e ho dovuto aspettarle al quinto piano. Nell’attesa ho iniziato a conoscere gli altri interns:
Dominika, Polonia.
Kep, South Korea.
Nori, Ungheria.
Ariadna, Messico.
Vasil, Bulgaria.
Georgi (2), Bulgaria.
Willy, Hong Kong.
e Sherman, India.

Quando sono arrivata erano tutti nel mezzo dei preparativi per il fine settimana.
È l’ultimo weekend in Bulgaria di Dominika e bisogna per forza fare qualcosa di speciale: lei ha scelto di andare al mare, a Burgas. Mi hanno subito chiesto di unirmi. La prima reazione che ho avuto nella mia testa è stata: no no, ma siamo matti, ma chi vi conosce, due giorni fuori con sconosciuti ma che io? No.
Poi ho aperto la bocca e ho detto sì.
Questo è quello che chiamo il Bulgaria Effect.

Un’ora più tardi sono tornate le mie compagne di stanza: Sandra, Slovacchia e Kaja, Polonia.
Sandra è qui da circa tre settimane mentre Kaja solo da pochi giorni. Insieme a Willy e ad una misteriosa ucraina di cui non si sa ancora niente faremo parte dello stesso team e insegneremo insieme.

La sera in cui sono arrivata era l’ultima a Sofia di Ariadna. Nonostante ci abbia passato solo poche ore, avrò sempre un bellissimo ricordo di lei. Appena ha saputo che sono italiana le si è illuminato il viso e ha iniziato a parlarmi in spagnolo.
Non so per quale magia (non ho mai studiato quella lingua in vita mia) capivo tutto quello che diceva, le rispondevo in italiano e lei capiva. Era felicissima di avere un “compagno di lingua” come lo ha definito lei.
Era triste perché tutti ne avevano avuto uno tranne lei però, almeno per la sua ultima sera, sono arrivata io. Che cosa adorabile.

Abbiamo passato la serata in tre posti diversi e dopo sole poche ero ero felicissima della decisione presa di partire con loro. Non che sentissi di conoscerli già, figuriamoci, solo mi sentivo meno spaventata.

Il giorno dopo ho avuto il primo contatto con la città: Sherman ha portato me, Kaja e Willy (gli ultimi arrivati) a visitare il centro di Sofia. Non avendo avuto tempo di documentarmi bene non avevo idea di cosa aspettarmi ma comunque sia non sono stata delusa. Sofia è una città carinissima, più moderna di quanto pensavo e con un sacco, sacchissimo di verde. Sono stata incuriosita dalla quantità di stili visibili nelle costruzioni e dalla protesta che, iniziata ormai da mesi, va ancora avanti davanti al parlamento.

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuella stessa sera siamo partiti per Burgas. Abbiamo preso i biglietti per il treno notturno, per sopportare meglio le dieci ore di viaggio. Li abbiamo presi troppo tardi e quindi i posti erano tutti occupati. Nessun problema, in Bulgaria quando i posti finiscono puoi sempre comprare il biglietto, pagarlo 50 centesimi in meno e passare il viaggio in piedi in corridoio.

Ecco quello che ci aspettava. Eravamo un po’ spaventati all’idea ma ci facevamo forza l’un l’altro guardandoci intensamente e sussurando: LIFE EXPERIENCE! Le prime ore non sono state così male: ce ne stavamo in piedi con la faccia fuori dal finestrino a prenderci un po’ d’aria fresca dopo una torrida giornata.
Willy era incantato dalle stelle, sembrava un bambino. Diceva che Hong Kong è sempre così piena di luci che è impossibile vederle. Credo abbia tenuto la testa su per ore. Poi si è addormentato in piedi.
Tra chiacchiere senza senso, conversazioni con sconosciuti ubriachi e fugaci dormite accovacciati per terra, ce l’abbiamo fatta. Nove del mattino: Burgas.
Abbiamo passato l’intera giornata in spiaggia, faceva caldissimo e nonostante la protezione 50 plus baby il sole mi ha bruciato la pelle. Ho conosciuto altre tre ragazze, provenienti da un altro comitato bulgaro: Tina e Alina, Ucraina e Rachel, Hong Kong.

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Rachel-Willy-Sherman-Tina-Kaja-Nori-Sandra-Georgi-Alina-Monu-Dominika

Il tema del weekend era: the cheapest life experience ever e per questo non abbiamo prenotato da nessuna parte per la notte.
Siamo partiti preparati con coperte e lenzuola e abbiamo passato la notte sulla spiaggia. Mai nella vita avrei immaginato che avrei fatto una cosa del genere e di certo non durante la mia terza notte in Bulgaria ma è successo ed è una cosa di cui vado fierissima.

È stato divertente all’inizio; eravamo tutti iperattivi, guardavamo il mare parlando di tutto e ridendo tantissimo. Il dormire è stato un po’ meno piacevole. Nonostante fosse luglio verso le quattro del mattino ha iniziato a fare freddo, ma così tanto freddo che non riuscivo a smettere di tremare. L’alba è arrivata come un regalo di natale. Tutta rosa e arancione ha iniziato a scongelarci i muscoli e ha ridarci il buon umore. Ci siamo separati, io sono rimasta tutto il secondo giorno a Burgas con Dominika, Monu, Kaja, Willy e Georgi. Lazy day sdraiati sull’erba a prenderci un po’ di fresco. Li ho conosciuto un po’ meglio e ho potuto confermare la buona prima impressione che mi ero fatta. Lo so che suona troppo troppo cheesy ma li adoro tutti.

Alle nove di sera abbiamo preso il treno di ritorno e fortunatamente questa volta avevamo prenotato i posti.
Nessuno ha parlato per dieci ore, abbiamo tutti dormito profondamente come se ci trovassimo sul letto più comodo del mondo. Siamo arrivati a Sofia verso le sei del mattino, un’altra alba rosa.

Quattro giorni. Quattro giorni in Bulgaria e già mi sento parte di tutto.
Del gruppo, della città, dell’atmosfera.
Già amo stare qui.

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