Come ho già accennato, avevamo un altro viaggio in programma.
Saremmo stati in sette. Io, Alina, Willy e Kaja potevamo viaggiare tranquilli perché dovevamo ancora iniziare a lavorare mentre Sherman, Monu e Kep sono potuti venire in quanto il loro progetto si era già concluso. Sono le loro ultime due settimane qui. Da programma sarebbe dovuto venire anche il nuovo intern tedesco, Archi (o Mister Dick, come ci era stato annunciato, dato il suo fantastico cognome) ma all’ultimo ha dovuto rinunciare.

Siamo partiti il giovedì mattina prestissimo. Saranno state le cinque, era ancora buio e faceva freddo.
In tre ore di treno siamo arrivati a Plovdiv.
Ad aspettarci c’era una ragazza del comitato locale che ci ha portati in giro a visitare la città.
È davvero bellissima. Il centro, il verde, le rovine, i negozi di tipicità bulgare, ovunque si respirava vero folklore.
Non come a Sofia.

Kep - Alina - Kaja / Willy - Monu - Sherman

Kep – Alina – Kaja / Willy – Monu – Sherman

La sera siamo stati in centro e per le vie principali delle luci erano incastonate nel pavimento dando al tutto un’atmosfera morbidissima e molto suggestiva. Abbiamo camminato per le vie, ci siamo fermati in un parchetto dedicato esclusivamente al gioco degli scacchi, abbiamo ballato canzoni tipiche indiane e abbiamo riso, riso un sacco.
Per la notte ci siamo sistemati nel dormitorio universitario e su una panchina al di fuori ho avuto la conversazione più bella da quando sono arrivata qui. È una cosa un po’ personale, diciamo solo che quella serata sarà sempre molto speciale per me.

Inoltre qui è stata scattata questa foto di cui sono follemente innamorata.

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Grazie Plovdiv.

La mattina seguente altra sveglia all’alba per raggiungere la ridente cittadina di Asenovgrad. È una località di montagna e quindi abbiamo passato la mattinata a camminare in salita per raggiungere la vetta, lungo tutta la via che porta alla fortezza. È una di quelle cose dure, faticose (specialmente con tutti i nostri bagagli addosso) ma che danno un sacco di soddisfazioni.
È una fatica bella.
La vista era mozzafiato: montagne e alberi ovunque, più la città in lontananza. Ci siamo diverti a camminare, ascoltare musica, parlare e scattare foto.
Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di arrivare in cima; diciamo che ci siamo un po’ sopravvalutati. Nella realtà non avremmo mai potuto arrivare alla fortezza e tornare indietro a piedi in tempo da permettere a Kep di riprendere il treno per Sofia. Eh sì, Kep non proseguirà con noi il viaggio, tornerà al dormitorio, farà i bagagli e poi dritta in Corea.
Ammetto di averla conosciuta molto poco ma posso dire con certezza che è una di quelle persone silenziose, poco in your face e delicate che una come me non può non adorare. Buona fortuna per tutto Kep, e grazie mille per quell’astuccio rosso coreano che mi hai regalato. È bellissimo.

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Asenovgrad

Dopo aver salutato Kep siamo rimasti in stazione per circa un’ora e mezza, aspettando di prendere il treno per la destinazione successiva. Siamo arrivati a Veliko Tarnovo nel tardo pomeriggio e ad attenderci in stazione abbiamo trovato Stefan, ragazzo molto particolare con lo strano tatuaggio di un teschio sull’avambraccio che tutte le ragazze hanno trovato delizioso.  Non abbiamo girato molto, siamo subito andanti in stanza, nell’alberghetto carinissimo ma davvero economico che avevamo prenotato e siamo subito usciti per la serata. Abbiamo conosciuto un gruppetto di sei o sette ragazze (tra cui ho facilmente scelto la mia preferita, Zuza), tutte interns del comitato di Veliko Tarnovo, e Stefan ci ha portati al karaoke.
Prima d’ora non avevo mai, ma proprio mai, messo piede in un posto in cui quella parola con la k venisse anche solo pronunciata e quindi ero confident che una volta dentro mi sarei goduta le esibizioni degli altri, fatto due risate e sarebbe finita lì.
E invece, il Bulgaria Effect ha colpito ancora.
È solo che vedere Stefan e Sherman lasciarsi andare completamente e stonare e ridere e far divertire è stato per me fatale.
È partita With A Little Help  From My Friends e a Stefan serviva un partner.
Io sapevo tutte le parole.
È stata una cosa molto naturale. E divertente, divertente da morire. Mi è partito uno di quei momenti chissenefrega che mi hanno fatto smettere di pensare per una volta tanto e mi hanno fatto godere il momento.
Con mia sorpresa, la risposta è stata piuttosto buona!

Abbiamo passato a Veliko Tarnovo anche tutta la giornata successiva e non ho parole per dire quanto sia bella.
È ufficialmente la cittadina più bella che abbia mai visitato in Bulgaria.
È uno di quei posti che hanno solo discese e salite, boschi e rovine da tutte le parti e ovunque ti giri c’è una vista spettacolare. È molto difficile da descrivere perché non è tanto il posto in quanto tale è più la sensazione che hai quando cammini per le sue strade che ti colpisce, è l’aria che si respira.
Mi sentivo veramente in Bulgaria e questa è una percezione che invece a Sofia non ho mai avuto.
Sofia è carina ma sembra continuamente che stia recitando. Fa la moderna con la sua metropolitana e i servizi innovativi ma è come una ragazza che si riempie di trucco e si dimentica la personalità a casa.

Veliko Tarnovo

Veliko Tarnovo

La nostra guida per la giornata è stata Grigor, un tipo silenzioso ma gentile, amante della corsa. È stato l’allievo migliore quando ad un certo punto mi sono messa ad insegnare a tutti la cup song.
Nella camera 428 avevamo suonato la cup song per la prima volta qualche giorno prima della partenza. Kaja la conosceva già (più o meno) e Sherman l’ha imparata in qualcosa come sette minuti.
Quel pomeriggio a Veliko Tarnovo è andata così: eravamo a bere qualcosa in un posticino su un terrazza (vista paurosa!) quando dal nulla Kaja inizia ad urlare: “Giada! Look at the monitor, it’s the cup song!!!”
Sherman si è preso un sacco bene, è andato a rubare dei bicchieri di plastica e mi ha costretto a cantare davanti a tutti.
È stato meno difficile del previsto farmi sentire ancora dalle persone, immagino che una volta che inizi… #bulgariaeffect
Ad ogni modo si è scatenato l’entusiasmo generale e abbiamo iniziato a mostrare le mosse all’intero tavolo.
È stato un bel momento!
Dopo una serata incredibile allo Spider club siamo dovuti tornare a Sofia e lasciare tutte le persone che abbiamo conosciuto.

Era proprio ora di tornare, non c’era più tempo di viaggiare.
Ora si deve lavorare!!!

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