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Nonostante siano stati i viaggi e il rapporto con gli altri interns a rendere meravigliosa la mia esperienza bulgara, una parte molto importante del tutto è stata senza dubbio il lavoro.
Ripetiamolo: la squadra era composta da me (grazie), da Kaja la polacca, Alina l’ucraina e Willy di Hong Kong (perché ho imparato che non si può andare da uno di Hong Kong e dargli del cinese). Georgi era il nostro team leader e il più delle volte, il nostro interprete.
La nostra missione era insegnare le basi della lingua inglese a bambini tra i 4 e i 6 anni in due asili di Sofia.
Per raggiungere il primo prendevamo l’autobus 94 proprio davanti al dormitorio, scendevamo a European Union (Европейски съюз) e da lì sei fermate di metro fino a Han Kubrat (Хан Кубрат). La metropolitana è il luogo migliore per imparare l’alfabeto cirillico perché si ha subito una corrispondenza tra i due alfabeti e si può iniziare ad associare i suoni ai segni. Mi piaceva il tragitto European Union-Han Kubrat perché una delle stazioni di passaggio era Knyaginya Maria Luiza, cioè quella che io chiamavo molto modestamente: LA STAZIONE A ME DEDICATA.
Vi spiego. Un pomeriggio, sarà stata la prima settimana di Agosto, siamo andati in centro a Sofia per partecipare al Free Tour della città organizzato da un’associazione locale di volontari. Martin era la nostra guida ed è stato straordinario! Era sempre a tremila, parlava velocissimo e faceva un sacco di battute; cercava sempre di spiegare le cose nel modo meno noioso possibile e per questo una volta arrivati alla parte storica decise di abbandonare gli spiegoni e descrivere il tutto con un bel roleplay. Per esempio: mi serve un condottiero austriaco! E tra gli austriaci uno si offriva per interpretare il personaggio e così via.
E tra i vari ruoli poteva mancare la principessa italiana? E quante altre italiane c’erano nel gruppo? Esatto.
Finii quindi ad interpretare Maria Luiza, sposai Archi Mister Dick (era un principe tedesco o qualcosa del genere) e da quel momento mi sentii in diritto di chiamare mia quella stazione della metro.
Comunque Martin era così straordinario che una quindicina di minuti dopo la fine del tour ci è letteralmente corso dietro perché si era dimenticato di dare a Sherman (e poi a tutti noi) la caramella alla menta, come aveva promesso. Martin ne dava una a chi indovinava qualcosa o rispondeva bene ad una domanda e quindi Sherman, uno dei più potenti smartass che abbia mai conosciuto (con affetto!), ne DOVEVA avere una. Martin se ne è subito accorto e sottovoce mi ha detto “prometto che alla fine gliene do una comunque”.

Archi - Willy - Sherman - MARTIN - Sandra - Alina - Kaya

Archi – Willy – Sherman – MARTIN – Sandra – Alina – Kaja

Ma sto divagando, torniamo al primo asilo. Era piccolino e molto allegro, la direttrice ci adorava e ci faceva sempre trovare pronta un’enorme caraffa piena di buonissimo tè al limone. Era così buono che a volte era ciò che ci spingeva giù dal letto al mattino, dopo due ore e mezzo di sonno o anche meno.
In questo asilo insegnavamo nella piccola aula musica e avevamo due gruppi, composti circa da una ventina di bambini. Il primo gruppo di questo asilo è stato il mio preferito in assoluto! Lo so che non si dovrebbe avere preferiti e che i bambini sotto tutti belli eccetera però sì, era il mio preferito. Era quello con più entusiasmo e che imparava di più. E poi in questo gruppo c’era Viki, my favourite little girl e Svetlo, my favourite little boy (vale il discorso sopra). Erano troppo adorabili per non amarli!
Viki era sinceramente appassionata all’inglese, ha imparato così tanto in sole poche settimane! L’ultimo giorno, l’ho coccolata mentre piangeva e mi ha detto “I miss you. I love you.” Mi sono un po’ sciolta dentro.

la mia Viki

la mia Viki

e Svetlo, un bambino di origina indiana con un nome bulgaro che rimanda al colore bianco

e Svetlo, un bambino di origina indiana con un nome bulgaro che rimanda al colore bianco

Lezione tipo nel Kindergarten number one!

Lezione tipo nel Kindergarten number one!

Per arrivare al secondo asilo invece prendevamo l’autobus 280, la metro alla stazione di G.M. Dimitrov (Г.М.Димитров), una sola fermata e scendevamo a Joliot Curie (Жолио Кюри). Questo asilo era enorme! Veramente veramente grande e con bambini ovunque (ma tu guarda!). Qui i gruppi a cui insegnare erano tre. Il primo era quello più difficile. Era davvero dura attirare e mantenere la loro attenzione, anche le cose più semplici come il gioco delle sedie musicali diventava un’impresa titanica! Era un peccato però, perché anche questi bambini riuscivano ad essere adorabili, specialmente il piccolo Georgi.
Il secondo era il gruppo dei bambini più grandi, tutti intorno ai sei anni. Con l’inglese non andavano fortissimo ma almeno potevamo fare i giochi un po’ più complicati dato che erano in grado di correre senza troppo perdere l’equilibrio.
Due di loro, Alex e Philip, si contendevano la mia mano. Urlavano: GIADA MIAAAA! e quasi litigavano! Uno di loro mi ha detto che avrebbe speso 9000 Lev (NOVEMILA LEV!!!) per comprare una casa dove vivere insieme!
Il terzo gruppo era quello che faceva battere di più il cuore perché era quello delle bimbe carine con i boccoli.
NESSUNO È IMMUNE ALLE BIMBE CON I BOCCOLI, VE LO DICO IO!

una lezione tipo: Willy al portatile e io che cerco di capire perché i bambini di spogliano

una lezione tipo nel secondo asilo: tutti per terra, Willy al portatile e io che cerco di capire perché i bambini si spogliano

La cosa che più di tutte mi ha stupito è stato proprio il mio rapporto con i bambini.
Non ho fratelli piccoli o cuginetti e se togliamo l’aver fatto l’animatrice all’oratorio feriale un’estate di sei anni fa non avevo nemmeno un minimo di esperienza. Non sapevo come avrei reagito alla loro presenza, gli sarei piaciuta? Mi avrebbero odiata a morte?
È incredibile quanto puoi fare per loro e quanto puoi insegnargli semplicemente mettendoti al loro livello: gioca, balla, canta, siediti per terra, fa quello che fanno loro senza sentirti stupido e li conquisterai.
Non capivo quasi niente di quello che mi dicevano ma ci facevamo lo stesso delle enormi risate! Solo perché ridevo con loro, e ascoltavo.
(facevo finta occhei, ma c’hanno cinque anni).
È stato difficile all’inizio, anzi difficilissimo. Quando entravamo in una stanza scendeva il gelo. Leggevi sulle loro facce “ma questi chi sono? che vogliono?” col tempo li abbiamo visti lentamente sciogliersi alle nostra presenza finché il nostro ingresso suonava più o meno così: WILLY! GIADA! WILLYYYYYY! GIAAAAADA!!!
La prima volta che una di loro mi ha abbracciata, non ci potevo credere.
È un traguardo enorme, l’aver raggiunto una connessione. In questo modo loro imparano e assorbono e magari ora non tutti sono in grado di ripetere l’alfabeto o i numeri fino a 10 o gli animali o le emozioni (anche se li abbiamo spiegati un milione di volte) ma sono sicura che l’argomento è latente nella loro testa e un giorno, quando faranno inglese a scuola, tutto questo ritornerà e si sentiranno più sicuri.

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Quella delle Maschere di Venezia è una storia che mi piace tanto raccontare, perché mi rende molto orgogliosa. Era il giorno in cui era il mio turno tenere la presentazione sul mio paese d’origine e tra le slides ne avevo inserita una sul Carnevale, con tanto di foto dei costumi e delle maschere. Avevo portato con me anche una piccola maschera regalatami da una mia amica che studia là (ciao Mira!) e l’ho fatta passare di mano in mano tra lo stupore di tutti, specialmente delle bambine. La settimana dopo due di loro, Nicoletta e Ioana, vengono verso di me con una maschera fatta di cartone, colorata da loro, arricchita con tantissimi dettagli e addirittura un elastico dietro per tenerla sulla faccia.
Ero senza parole. È stato proprio vedere l’impatto che puoi avere su una persona con dei piccoli gesti.
E niente,  è tutto bellissimo.

la piccola Alexa è la più grande e pericolosa rubacuori che abbia mai incontrato

la piccola Alexa è la più grande e pericolosa rubacuori che abbia mai incontrato

Jerry, il bambino più adorabile del mondo e quella è la mia gonna, mi stava abbracciando

Jerry, il bambino cinese più adorabile del mondo e quella è la mia gonna, mi stava abbracciando

il nostro Georgi e il piccolo Georgi

il nostro Georgi e il piccolo Georgi

un'altra rubacuori potente, la piccola Maya

un’altra rubacuori potente, la piccola Maya

lei è una storia meravigliosa. Ha passato tre settimane col muso senza parlare nè giocare con noi, poi si è aperta e ha finalmente capito quando siamo awesome. Ora ci ama

lei è una storia meravigliosa. Ha passato tre settimane col muso senza parlare nè giocare con noi, poi si è aperta e ha finalmente capito quando siamo awesome. Ora ci ama

E per chidere un grazie ad Ivan che molte volte è venuto a lavoro con noi.
Non era assolutamente parte dei suoi compiti ma ci veniva perché adora quello che fa. Sei stato il miglior compagno di Head Shoulders Knees and Toes che potessi desiderare.

Come ho già accennato, avevamo un altro viaggio in programma.
Saremmo stati in sette. Io, Alina, Willy e Kaja potevamo viaggiare tranquilli perché dovevamo ancora iniziare a lavorare mentre Sherman, Monu e Kep sono potuti venire in quanto il loro progetto si era già concluso. Sono le loro ultime due settimane qui. Da programma sarebbe dovuto venire anche il nuovo intern tedesco, Archi (o Mister Dick, come ci era stato annunciato, dato il suo fantastico cognome) ma all’ultimo ha dovuto rinunciare.

Siamo partiti il giovedì mattina prestissimo. Saranno state le cinque, era ancora buio e faceva freddo.
In tre ore di treno siamo arrivati a Plovdiv.
Ad aspettarci c’era una ragazza del comitato locale che ci ha portati in giro a visitare la città.
È davvero bellissima. Il centro, il verde, le rovine, i negozi di tipicità bulgare, ovunque si respirava vero folklore.
Non come a Sofia.

Kep - Alina - Kaja / Willy - Monu - Sherman

Kep – Alina – Kaja / Willy – Monu – Sherman

La sera siamo stati in centro e per le vie principali delle luci erano incastonate nel pavimento dando al tutto un’atmosfera morbidissima e molto suggestiva. Abbiamo camminato per le vie, ci siamo fermati in un parchetto dedicato esclusivamente al gioco degli scacchi, abbiamo ballato canzoni tipiche indiane e abbiamo riso, riso un sacco.
Per la notte ci siamo sistemati nel dormitorio universitario e su una panchina al di fuori ho avuto la conversazione più bella da quando sono arrivata qui. È una cosa un po’ personale, diciamo solo che quella serata sarà sempre molto speciale per me.

Inoltre qui è stata scattata questa foto di cui sono follemente innamorata.

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Grazie Plovdiv.

La mattina seguente altra sveglia all’alba per raggiungere la ridente cittadina di Asenovgrad. È una località di montagna e quindi abbiamo passato la mattinata a camminare in salita per raggiungere la vetta, lungo tutta la via che porta alla fortezza. È una di quelle cose dure, faticose (specialmente con tutti i nostri bagagli addosso) ma che danno un sacco di soddisfazioni.
È una fatica bella.
La vista era mozzafiato: montagne e alberi ovunque, più la città in lontananza. Ci siamo diverti a camminare, ascoltare musica, parlare e scattare foto.
Purtroppo non abbiamo avuto il tempo di arrivare in cima; diciamo che ci siamo un po’ sopravvalutati. Nella realtà non avremmo mai potuto arrivare alla fortezza e tornare indietro a piedi in tempo da permettere a Kep di riprendere il treno per Sofia. Eh sì, Kep non proseguirà con noi il viaggio, tornerà al dormitorio, farà i bagagli e poi dritta in Corea.
Ammetto di averla conosciuta molto poco ma posso dire con certezza che è una di quelle persone silenziose, poco in your face e delicate che una come me non può non adorare. Buona fortuna per tutto Kep, e grazie mille per quell’astuccio rosso coreano che mi hai regalato. È bellissimo.

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Asenovgrad

Dopo aver salutato Kep siamo rimasti in stazione per circa un’ora e mezza, aspettando di prendere il treno per la destinazione successiva. Siamo arrivati a Veliko Tarnovo nel tardo pomeriggio e ad attenderci in stazione abbiamo trovato Stefan, ragazzo molto particolare con lo strano tatuaggio di un teschio sull’avambraccio che tutte le ragazze hanno trovato delizioso.  Non abbiamo girato molto, siamo subito andanti in stanza, nell’alberghetto carinissimo ma davvero economico che avevamo prenotato e siamo subito usciti per la serata. Abbiamo conosciuto un gruppetto di sei o sette ragazze (tra cui ho facilmente scelto la mia preferita, Zuza), tutte interns del comitato di Veliko Tarnovo, e Stefan ci ha portati al karaoke.
Prima d’ora non avevo mai, ma proprio mai, messo piede in un posto in cui quella parola con la k venisse anche solo pronunciata e quindi ero confident che una volta dentro mi sarei goduta le esibizioni degli altri, fatto due risate e sarebbe finita lì.
E invece, il Bulgaria Effect ha colpito ancora.
È solo che vedere Stefan e Sherman lasciarsi andare completamente e stonare e ridere e far divertire è stato per me fatale.
È partita With A Little Help  From My Friends e a Stefan serviva un partner.
Io sapevo tutte le parole.
È stata una cosa molto naturale. E divertente, divertente da morire. Mi è partito uno di quei momenti chissenefrega che mi hanno fatto smettere di pensare per una volta tanto e mi hanno fatto godere il momento.
Con mia sorpresa, la risposta è stata piuttosto buona!

Abbiamo passato a Veliko Tarnovo anche tutta la giornata successiva e non ho parole per dire quanto sia bella.
È ufficialmente la cittadina più bella che abbia mai visitato in Bulgaria.
È uno di quei posti che hanno solo discese e salite, boschi e rovine da tutte le parti e ovunque ti giri c’è una vista spettacolare. È molto difficile da descrivere perché non è tanto il posto in quanto tale è più la sensazione che hai quando cammini per le sue strade che ti colpisce, è l’aria che si respira.
Mi sentivo veramente in Bulgaria e questa è una percezione che invece a Sofia non ho mai avuto.
Sofia è carina ma sembra continuamente che stia recitando. Fa la moderna con la sua metropolitana e i servizi innovativi ma è come una ragazza che si riempie di trucco e si dimentica la personalità a casa.

Veliko Tarnovo

Veliko Tarnovo

La nostra guida per la giornata è stata Grigor, un tipo silenzioso ma gentile, amante della corsa. È stato l’allievo migliore quando ad un certo punto mi sono messa ad insegnare a tutti la cup song.
Nella camera 428 avevamo suonato la cup song per la prima volta qualche giorno prima della partenza. Kaja la conosceva già (più o meno) e Sherman l’ha imparata in qualcosa come sette minuti.
Quel pomeriggio a Veliko Tarnovo è andata così: eravamo a bere qualcosa in un posticino su un terrazza (vista paurosa!) quando dal nulla Kaja inizia ad urlare: “Giada! Look at the monitor, it’s the cup song!!!”
Sherman si è preso un sacco bene, è andato a rubare dei bicchieri di plastica e mi ha costretto a cantare davanti a tutti.
È stato meno difficile del previsto farmi sentire ancora dalle persone, immagino che una volta che inizi… #bulgariaeffect
Ad ogni modo si è scatenato l’entusiasmo generale e abbiamo iniziato a mostrare le mosse all’intero tavolo.
È stato un bel momento!
Dopo una serata incredibile allo Spider club siamo dovuti tornare a Sofia e lasciare tutte le persone che abbiamo conosciuto.

Era proprio ora di tornare, non c’era più tempo di viaggiare.
Ora si deve lavorare!!!

Siamo tornati da Burgas alle sei del mattino, eravamo tutti stanchi ma almeno facevo parte del gruppo dei fortunati: il mio progetto non era ancora iniziato e quindi non dovevo andare a lavoro.

Quel lunedì è stata una giornata molto speciale per me: è arriva Alina.
Lei è la misteriosa ucraina, il quarto elemento del team.
È arrivata giusto in tempo per il nostro primo group meeting. Abbiamo parlato di cosa ci aspetterà durante il lavoro e abbiamo definito i ruoli per la prima settimana. La mattina sarà divisa in quattro momenti: l’introduzione, la presentazione sul proprio paese d’origine, la lezione e i giochi. Io dovrò occuparmi della lezione, primo topic: THE ENGLISH ALPHABET!

La sera stessa siamo andati in giro per locali a Studentski Grad. Era la prima volta sia per me che per Alina e abbiamo subito legato. Dopo i primi cinque minuti insieme abbiamo iniziato a parlare di youtubers, dolci e telefilm.
L’ho convinta ad unirsi a noi per il mini tour bulgaro che Georgi stava organizzando per noi.
Per quanto riguarda la serata..ecco, magari scegliere un lunedì per una club night non è stata proprio una grande idea. È stata la desolazione ma in fondo da una Student City in piena estate dovevamo anche aspettarcelo.
Ma credetemi, in qualche modo si riesce sempre a trarne qualcosa di indimenticabile e possono sempre succedere cose che sconvolgono tutto e ti fanno ricordare ogni particolare.

La sera successiva ho partecipato alla mia prima festa da dormitorio. In pratica si spostano i mobili, spengono le luci, si riempie la stanza di Rakia e si mette la musica a tutto volume. Non so da dove venga questo clima di tolleranza, ma anche con la musica a palla alle quattro del mattino (dalle canzoni indiane al rap bulgaro) nessuno è mai venuto a lamentarsi. Al massimo qualcuno si aggiunge ma che qualcuno venga a bussarti alla porta o ti batta sul soffitto con la scopa, mai.

Era il Thank You Party di Dominika.
È stato divertente sopra ogni dire! Nori e Sandra sono nate per fare le party animals e vedere i ragazzi indiani ballare credo sia lo spettacolo più bello a cui abbia mai assistito. C’è chi è più bravo, altri magari sono un po’ più di legno (scusa, Monu) ma nel momento in cui parte una canzone, meglio se proveniente dalla regione Punjab, a nessuno importa più di niente, tutti ballano la stessa coreografia e tutto ciò che hai davanti agli occhi è semplicemente pura gioia.
Vi assicuro, se da qualche parte (e credetemi, l’ho visto ballare praticamente ovunque) Sherman inizia a muoversi, avrà la vostra attenzione come se fosse l’unica persona nella stanza.

Per quanto riguarda Dominika, bè, mi mancherà un sacco: è bellissima, è adorabile, è gentile ma allo stesso tempo sa divertirsi e ballare come se avesse nessun altro intorno.
Ricordo la prima sera, il modo in cui parlava con me come se fossi lì da sempre e mi ha fatta sentire accettata. E poi a Burgas, quei due giorni passati sempre a contatto, le avrò scattato un milione di fotografie in riva al mare ma non ne aveva mai abbastanza e poi quando ha cercato di intrufolarsi al festival e poi quando vedendomi tremante mi ha lasciato la sua coperta e poi quando mi ha abbracciata dopo aver letto la mia goodbye letter e poi..

Tutto è iniziato il 25 luglio.
No anzi, è meglio dire che tutto è davvero iniziato il 9 maggio.
O forse no, forse dobbiamo andare ancora più indietro: tutto è iniziato l’estate scorsa.

Non credo importi comunque; può essere iniziata la prima volta che ho sentito parlare di AIESEC oppure il giorno in cui ho fatto il colloquio per essere ammessa al programma oppure quando ho saputo di essere stata accettata oppure ancora il giorno in cui sono finalmente partita dopo un mese di faticosissimo e sfortunato matching.

Ora sono qui. A Sofia, Bulgaria.

Le prime persone che ho incontrato qui sono state Georgi e Monu.
Sono venuti a prendermi in aeroporto.
Georgi è bulgaro, è il ragazzo che mi ha fatto l’intervista ed è quello che mi ha “venduto” al comitato affinché scegliessero me e non qualcuno degli altri che erano in lista per l’ultimo posto libero.
Sarà il mio team leader nel progetto WORLD PLAYGROUND che consiste nel dare lezioni di inglese ai bambini di due Kindergarten qui a Sofia.
Monu, invece, è indiano. La prima cosa che ho notato di lui è stata senza dubbio la gentilezza. Appena mi ha vista mi ha tolto di dosso la mia pesantissima borsa del portatile e non ha voluto restituirmela che al dormitorio, dopo un’ora abbondante.

Questa è la storia dietro la sua presenza in aeroporto:
Georgi: I have to go and get the new EP at the airport
Monu: boy or girl?
Georgi: girl
Monu: ok, I’m coming with you

Il dormitorio si trova a Studentski Grad, block 23A.
L’accomodation qui è più di quanto speravo di trovare. Non è perfetta ma mi aspettavo qualcosa di tremendo e invece è tutto sommato carina. Le mie compagne di stanza del quarto piano erano fuori e ho dovuto aspettarle al quinto piano. Nell’attesa ho iniziato a conoscere gli altri interns:
Dominika, Polonia.
Kep, South Korea.
Nori, Ungheria.
Ariadna, Messico.
Vasil, Bulgaria.
Georgi (2), Bulgaria.
Willy, Hong Kong.
e Sherman, India.

Quando sono arrivata erano tutti nel mezzo dei preparativi per il fine settimana.
È l’ultimo weekend in Bulgaria di Dominika e bisogna per forza fare qualcosa di speciale: lei ha scelto di andare al mare, a Burgas. Mi hanno subito chiesto di unirmi. La prima reazione che ho avuto nella mia testa è stata: no no, ma siamo matti, ma chi vi conosce, due giorni fuori con sconosciuti ma che io? No.
Poi ho aperto la bocca e ho detto sì.
Questo è quello che chiamo il Bulgaria Effect.

Un’ora più tardi sono tornate le mie compagne di stanza: Sandra, Slovacchia e Kaja, Polonia.
Sandra è qui da circa tre settimane mentre Kaja solo da pochi giorni. Insieme a Willy e ad una misteriosa ucraina di cui non si sa ancora niente faremo parte dello stesso team e insegneremo insieme.

La sera in cui sono arrivata era l’ultima a Sofia di Ariadna. Nonostante ci abbia passato solo poche ore, avrò sempre un bellissimo ricordo di lei. Appena ha saputo che sono italiana le si è illuminato il viso e ha iniziato a parlarmi in spagnolo.
Non so per quale magia (non ho mai studiato quella lingua in vita mia) capivo tutto quello che diceva, le rispondevo in italiano e lei capiva. Era felicissima di avere un “compagno di lingua” come lo ha definito lei.
Era triste perché tutti ne avevano avuto uno tranne lei però, almeno per la sua ultima sera, sono arrivata io. Che cosa adorabile.

Abbiamo passato la serata in tre posti diversi e dopo sole poche ero ero felicissima della decisione presa di partire con loro. Non che sentissi di conoscerli già, figuriamoci, solo mi sentivo meno spaventata.

Il giorno dopo ho avuto il primo contatto con la città: Sherman ha portato me, Kaja e Willy (gli ultimi arrivati) a visitare il centro di Sofia. Non avendo avuto tempo di documentarmi bene non avevo idea di cosa aspettarmi ma comunque sia non sono stata delusa. Sofia è una città carinissima, più moderna di quanto pensavo e con un sacco, sacchissimo di verde. Sono stata incuriosita dalla quantità di stili visibili nelle costruzioni e dalla protesta che, iniziata ormai da mesi, va ancora avanti davanti al parlamento.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQuella stessa sera siamo partiti per Burgas. Abbiamo preso i biglietti per il treno notturno, per sopportare meglio le dieci ore di viaggio. Li abbiamo presi troppo tardi e quindi i posti erano tutti occupati. Nessun problema, in Bulgaria quando i posti finiscono puoi sempre comprare il biglietto, pagarlo 50 centesimi in meno e passare il viaggio in piedi in corridoio.

Ecco quello che ci aspettava. Eravamo un po’ spaventati all’idea ma ci facevamo forza l’un l’altro guardandoci intensamente e sussurando: LIFE EXPERIENCE! Le prime ore non sono state così male: ce ne stavamo in piedi con la faccia fuori dal finestrino a prenderci un po’ d’aria fresca dopo una torrida giornata.
Willy era incantato dalle stelle, sembrava un bambino. Diceva che Hong Kong è sempre così piena di luci che è impossibile vederle. Credo abbia tenuto la testa su per ore. Poi si è addormentato in piedi.
Tra chiacchiere senza senso, conversazioni con sconosciuti ubriachi e fugaci dormite accovacciati per terra, ce l’abbiamo fatta. Nove del mattino: Burgas.
Abbiamo passato l’intera giornata in spiaggia, faceva caldissimo e nonostante la protezione 50 plus baby il sole mi ha bruciato la pelle. Ho conosciuto altre tre ragazze, provenienti da un altro comitato bulgaro: Tina e Alina, Ucraina e Rachel, Hong Kong.

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Rachel-Willy-Sherman-Tina-Kaja-Nori-Sandra-Georgi-Alina-Monu-Dominika

Il tema del weekend era: the cheapest life experience ever e per questo non abbiamo prenotato da nessuna parte per la notte.
Siamo partiti preparati con coperte e lenzuola e abbiamo passato la notte sulla spiaggia. Mai nella vita avrei immaginato che avrei fatto una cosa del genere e di certo non durante la mia terza notte in Bulgaria ma è successo ed è una cosa di cui vado fierissima.

È stato divertente all’inizio; eravamo tutti iperattivi, guardavamo il mare parlando di tutto e ridendo tantissimo. Il dormire è stato un po’ meno piacevole. Nonostante fosse luglio verso le quattro del mattino ha iniziato a fare freddo, ma così tanto freddo che non riuscivo a smettere di tremare. L’alba è arrivata come un regalo di natale. Tutta rosa e arancione ha iniziato a scongelarci i muscoli e ha ridarci il buon umore. Ci siamo separati, io sono rimasta tutto il secondo giorno a Burgas con Dominika, Monu, Kaja, Willy e Georgi. Lazy day sdraiati sull’erba a prenderci un po’ di fresco. Li ho conosciuto un po’ meglio e ho potuto confermare la buona prima impressione che mi ero fatta. Lo so che suona troppo troppo cheesy ma li adoro tutti.

Alle nove di sera abbiamo preso il treno di ritorno e fortunatamente questa volta avevamo prenotato i posti.
Nessuno ha parlato per dieci ore, abbiamo tutti dormito profondamente come se ci trovassimo sul letto più comodo del mondo. Siamo arrivati a Sofia verso le sei del mattino, un’altra alba rosa.

Quattro giorni. Quattro giorni in Bulgaria e già mi sento parte di tutto.
Del gruppo, della città, dell’atmosfera.
Già amo stare qui.

Perle